Fravia

Purtroppo non ho mai conosciuto Fravia, ne di persona ne digitalmente, conoscevo però molto bene il suo sito. Fravia è morto a maggio di quest’anno a 52 anni.
Dalla pagina dove racconta dell’ultima parte della sua vita, voglio citare i passi finali, scritti da lui in italiano (conosceva 6 lingue e adorava Venezia).
Vorrei avere il suo coraggio quando sarà il mio turno.

Ehi, amici!

Non fatemi mica gli stracattolici piagnotti, per cortesia.

Non bisogna mai dar troppa corda al destino, senno’ quello si monta
la testa e crede davvero di poter fare quel che più gli aggrada, il
birichino. Il che non è mai detto. Né detta è mai l’ultima parola.
Si vedrà… Chi vivrà vedrà, hahà 🙂

Se/quando la morte poi arriva, la si guarda in faccia alteri, per
farle capire che non si ha paura, come si fa da che mondo è mondo
con le pantere (e con le zanzare).
Darsi un contegno, suvvia: “Maristella, non dar troppa corda a quel
signore!”

E via, via, son cose che succedono a tutti prima o poi (con rare
eccezioni, storicamente alquanto dubbie): tout passe, tout casse,
tout lasse. E poi chissà: l’ultima frontiera? Magari è
interessante, certamente sarà assai poco banale.

Ricordate dov’eravamo prima di venire al mondo? Li’, proprio li’
torneremo, voilà. Tutto quel grigio: un posto calmo, quite cosy.
Questo, l’adesso, è solo uno starnuto tra due eternità,
probabilmente dovuto ad eccessive dosi di pepe 🙂

Immagino inoltre che dandosi un universo infinito e un tempo infinito
(se infiniti poi davvero sono) si possa comunque verificare -grazie
alla matematica delle probabilità- una qualche forma di metempsicosi
su scala plurigalattica: un lungo sonno senza sogni, e poi -zac!-
la medesima -o pressoché- composizione di neuroni ecco che si ripropone,
deus ex machina, e si va ad affrontare magari un altro round di reversing
in un’altra, differente, concomitanza d’eventi.
Grazie a dio senza ricordi (altrimenti sai che noia alla lunga), ma
sempre come alle giostre: “altro giro, altra corsa”, sperando il prossimo
giro avvenga su di un pianeta con meno imbecilli.

Nel frattempo, carpe diem! Godiamocela: beviamo e leggiamo e giochiamo e
studiamo e fotografiamo e scriviamo e cantiamo e passiamo lunghe serate
a guardar le stelle, se possibile circondati di amici ed amori.
Sempre beninteso “ridendo in faccia a monna morte ed al destino”,
come dicevano quei minchioni dei futuristi sfiorando “le onde nere
sulle torrette fiere nella fitta oscurità” andandosene “pel vasto mar”
(noi anche per certi versi, ma, costretti purtroppo a svendere la nostra
amata vertue, oramai solo giocando -grazie a wine- a silent hunter III
con i brin nella variante “mediterranean” 🙂

Ma ogniqualvolta possibile è meglio abbandonare i pallidi schermi ed
uscire: assapporiamo i crepuscoli a spasso per i centri storici con le
nostre compagne, facciamoci accarezzare dal vento e dal sole sulle spiagge,
cerchiamo conchiglie con i nostri figli. Ce ne sono di bellissime.

fravia+, (march 2009)

Il castello di Kafka

In queste ultime settimane ho dovuto richiedere quattro passaporti per me e per la famiglia oltre che rifare la mia patente con annessa richiesta di rilascio di patente internazionale.
Ho fatto un calcolo approssimativo e, tra municipio, ufficio postale, questura, motorizzazione civile ho dovuto scrivere a mano il mio nome e il mio indirizzo circa quaranta (40) volte. Solo ventiquattro per gli otto bollettini postali che ho dovuto compilare e pagare (quattro per i passaporti e quattro per la patente).
Tralascio il numero di moduli pieni delle stesse informazioni, delle ore passate in coda, del tempo per recuperare le informazioni necessarie (per fortuna ho trovato sempre persone disponibili, anche se ho il sospetto che quando questo non accade spesso è colpa nostra).

Morale: viviamo in un paese medioevale. Saremo anche stati i primi a considerare valida la firma digitale, solo che poi invece di portare fino in fondo le nostre buone idee, ci impantaniamo nelle solite pastoie burocratiche.

Mi piacerebbe vivere in un paese dove tu giri con la carta di identità (magari che riconosce la tua impronta digitale) e con quella fai tutto: prelevi i soldi, fai un abbonamento ferroviario, carichi come servizio il bancomat per quella banca o la carta sconti per quel supermercato. E via dicendo.

Tutti questi servizi sarebbero replicati su un fantomatico server della pubblica amministrazione, così quando devi richiedere il passaporto fai tutto online, tanto la verifica tra carta di identità e persona la fanno già all’aeroporto i poliziotti.

Se smarrisci la carta di identità blocchi tutto in un colpo solo e in un colpo solo ne richiedi una nuova. Adesso se perdi o ti fregano il portafoglio paghi così tanto tempo e soldi in telefonate per bloccare tutto che quasi quasi ti conviene non fare nulla, sperando nel buon cuore del ladro.

Ok, ci sono tante altre cose che in Italia dovrebbero cambiare e migliorare, ma questo è il solito benaltrismo che oggi mi fa un baffo.

Clemente

Ieri sera ero a cena da mia sorella Rita con mio fratello Mauro. Sul finire, non so come ci siamo arrivati, lui mi fa: “Sai che Mastella ha dato alla radio il suo numero di cellulare?”.

Al che io, incredulo, gli rispondo: “See.. figurati, dai dammelo che gli mando un SMS”.

Questo il testo del mio… ehm… simpatico messaggio: “Caro Clemente, mi conti tra quelli che vorrebbero che lei non fosse mai nato. Cordiali saluti. Marco Beri.”.

Non mi sono mai piaciute le critiche anonime per cui, pur essendoci andato giù pesante, mi sono firmato. Anche se, lo ammetto, non credevo certo che il numero fosse valido.

Ad ogni modo finisce la cena e, mentre stiamo uscendo, squilla il mio cellulare. Guardo il numero che non riconosco e, colto da un dubbio, lo mostro a mio fratello che, ridendo come un pazzo, esclama “È lui, è lui!!!”.

Io penso a cosa fare e guardo inebetito il cellulare, che, dopo qualche squillo, smette di suonare. Non posso credere che Mastella mi abbia richiamato. Mentre me lo ripeto, mi arriva un SMS che mi avvisa di un messaggio in segreteria. Eccolo.

Clemente, lo ammetto pubblicamente, continuerò a non votarti, però, invece che pensare che sarebbe stato meglio non nascessi, da ora penserò solo che sarebbe stato meglio che non fossi entrato in politica e magari avessi fatto lo showman alla Fiorello. Un cordiale (questa volta non ironico e sinceramente divertito) saluto.

Che dire, bisogna saper perdere 🙂

Addendum: stamattina, dopo un mio SMS che lo avvisava di questo post, ha richiamato e stavolta ho risposto. Tengo per me i 5 minuti di cordiale chiaccherata. Confermo l’impressione di una persona assai in gamba nel gestire i rapporti personali. Ma non lo voto lo stesso 😉

Avete un buon consiglio per un libro?

Un buon consiglio per un libro è merce preziosissima. Ammettiamo di vivere 90 anni (perché porsi un limite direte? solo per amor di discussione), di essere fortissimi lettori per 50 anni della nostra vita, lettori da un libro a settimana. Fanno 2.500 libri. Una vera miseria…
Per questo motivo è essenziale imparare a scegliere bene, a fidarsi delle persone giuste e, soprattutto, smettere di leggere un libro che non ci piace.
Quest’ultimo è uno dei dieci diritti del lettore, come li ha elencati il grande Daniel Pennac nel suo bellissimo (per me) saggio “Come un romanzo”:

  1. Il diritto di non leggere
  2. Il diritto di saltare le pagine
  3. Il diritto di non finire il libro
  4. Il diritto di rileggere
  5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
  6. Il diritto al bovarismo
  7. Il diritto di leggere ovunque
  8. Il diritto di spizzicare
  9. Il diritto di leggere ad alta voce
  10. Il diritto di tacere

Se avete qualche buon consiglio per me, vi ringrazio in anticipo (in fondo io ve ne ho dati indirettamente un paio proprio qui).
Ah, il fatto che abbia 58 libri ancora da leggere sulla mia libreria, è un dettaglio trascurabile.
Ri-ah, i libri ancora da leggere li riconosco subito perché sono quelli in orizzontale sui ripiani 🙂

Non c’è fine al peggio…

Eluana potrebbe fare dei figli

Silvio Berlusconi

Una scelta coraggiosa

Vaticano

Ma le parole in questo schifo di paese hanno un significato? Ma è possibile che una persona possa dire questa bestialità senza che nulla succeda?

So bene che l’unico scopo di quell’inqualificabile individuo è spostare l’attenzione e tutti noi ci caschiamo, anche chi come me s’arrabbia.

Ma è più forte di me.

L’unica mia consolazione è che quest’uomo passerà alla storia per quello che è.

Ah, se dovesse diventare presidente della repubblica, me ne vado, porto via moglie e figli in attesa della sua morte (ha più di settant’anni, la natura farà il suo corso prima o poi).

Quello che in TV non hanno detto…

Falcone e Borsellino

Grazie Andrea.

L’intervento di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, a Piazza Farnese

“Grazie a tutti.
Ringrazio soprattutto quei tanti ragazzi, quelle tante persone che ho incontrato oggi qui e che vengono da tutte le parti d’Italia. Sono quei ragazzi che incontro quando vado in giro per l’Italia a gridare la mia rabbia e a cercare di suscitare nella gente quella indignazione che ritengo che tutti dovrebbero avere nel vedere il baratro nel quale stanno facendo precipitare il nostro Paese.
Vedete, ieri Sonia Alfano mi ha telefonato e mi ha detto: “Dobbiamo proiettare un video nel quale si vedranno delle immagini crude, delle immagini della strage di Paolo”.

Read more Quello che in TV non hanno detto…

In ordine sparso…

Nell’ennesimo tentativo di procrastinazione strutturata, ecco i miei migliori 5 film:

P.S. Lo so già che sono più di 5… 🙂
Addendum
Imperdonabili dimenticanze:

* Il titolo originale (“Se mi lasci ti cancello”, bleah!) quasi mi faceva perdere questo meraviglioso film!

Genio

Discutendo del più e del meno, mi è tornata in mente questa bellissima poesia dall’antologia di Spoon River.

Alexander Throckmorton

Da giovane, le mie ali erano forti e instancabili,

ma non conoscevo le montagne.

Da vecchio conoscevo le montagne,

ma le mie ali stanche non potevano tener dietro alla visione.

Il genio è saggezza e gioventù.

Come funziona la finanza mondiale al giorno d’oggi

scimmie.pngScritta da Rabi Karmacharya, ricevuta da Bernie Innocenti, tradotta da me.

Se avete difficoltà nel comprendere la situazione finanziaria mondiale, questa storia può aiutarvi…

C’era una volta un uomo che, arrivato in un villaggio in India, disse agli abitanti che avrebbre comprato delle scimmie a 10$ l’una. Gli abitanti, vedendo che c’erano tantissime scimmie in giro, uscirono nella foresta per iniziare a catturarle.

L’uomo ne comprò a migliaia a 10$ l’una ma, non appena le scimmie cominciarono a scarseggiare, gli abitanti smisero di catturarle. L’uomo disse allora che da quel momento le avrebbe pagate 20$. Questo spinse gli abitanti di nuovo alla ricerca di scimmie da vendere.

Presto le scimmie diminuirono ancora di più e la gente tornò a lavorare nelle fattorie. L’offerta dell’uomo raggiunse a quel punto 25$ e le scimmie diventarono così poche che era difficile vederne una, figurarsi catturarla!

L’uomo allora disse che avrebbe pagato le scimmie ben 50$ e che, siccome doveva andare in città per degli affari, il suo assistente avrebbe agito da compratore al posto suo. In sua assenza, l’assistente disse agli abitanti del villaggio: “Hey! Guardate tutte queste scimmie nella grande gabbia del capo. Ve le posso dare per 35$ l’una così, quando tornerà dalla città, voi potrete rivendergliele a 50$!”.

Gli abitanti diedero fondo a tutti i loro risparmi e comprarono tutte le scimmie dall’aiutante dell’uomo.

Non rividero mai più l’uomo o il suo assistente. Videro solo scimmie dappertutto.

The Italian Gob

metro1.png Antonio ieri era a Londra e dappertutto c’era questo giornale.

Con questo terzo intervento smetterò di parlare di quello che, concordo con tanti miei conoscenti che lo votano (abito a Varese, sono nato a Varese, ma non sono di Varese), non è il vero problema italiano.

Lo sono i tanti miei conoscenti 🙁

Due gocce d’acqua

goccia.pngQuesto Steve Scherer mi ricorda tanto Bruno Vespa. Uguali, uguali come due gocce d’acqua. Solo che una è uscita da una sorgente e l’altra da una latrina.

Steve Scherer: “Aver «fatto incazzare» Berlusconi, ha detto ancora il cronista della Bloomberg, «per me è un onore: negli Stati Uniti il giornalismo è critica del potere, o meglio dell’abuso del potere. Il fatto che Berlusconi si sia alterato vuol dire che io, come giornalista, ho fatto il mio lavoro».”

Senza parole

Anche io, come Leo, ero senza  parole. Anche io le ho trovate grazie a Curzio Maltese. Fatevi coraggio e leggetelo sino in fondo. Nel caso vi domandiate se non sia esagerato parlare di danno all’immagine dell’Italia, verificatelo poi da soli.

L’immagine peggiore di CURZIO MALTESE
I bookmakers in questi casi non accettano scommesse. Da mesi, in previsione dell’evento storico dell’altra notte, si aspettava la prima gaffe di Silvio Berlusconi sul colore della pelle del nuovo presidente americano. Il Cavaliere non delude mai le peggiori aspettative e la battuta è arrivata. L’unica sorpresa è la tempistica. Ad appena ventiquattr’ore dall’elezione il premier se n’è uscito con la storia di Obama “abbronzato”. Non è la solita cafonata alla quale ci ha abituato e ci siamo ormai rassegnati da lustri. È una definizione grondante di razzismo.
Il peggior razzismo, quello semi inconsapevole e quindi assai autoindulgente che dilaga in Italia, fra la preoccupazione del resto del mondo. Una malattia sociale che un governo responsabile dovrebbe combattere, invece di sguazzarci con gusto.
Scontata la gaffe, ovvia la reazione. In simili frangenti Berlusconi adotta due reazioni standard. La prima: non l’ho mai detto. È la più assurda, ma paradossalmente efficace (in Italia). Come fai a discutere con uno che nega se stesso? La seconda è: l’ho detto ma non avete capito.
Stavolta ha usato questa. “Abbronzato era un complimento, una carineria” ha spiegato ai soliti cronisti bolscevichi. “E se non lo capite, allora andate a fare…”. Sommando così carineria a carineria.
S’intende che “andare a fare” è detto con affetto. Con eguale affetto i giornalisti potrebbero ricambiare l’invito, ma probabilmente le giustificazioni valgono solo dall’alto verso il basso.
Non stiamo a farla lunga. Non si tratta solo di vergogna. Chi ne ha ancora la forza? È piuttosto la disperazione di essere ogni volta precipitati in questo indegno pollaio. Gli elettori americani in un giorno hanno cambiato la storia del mondo. L’avvento del figlio di un africano alla Casa Bianca sta spingendo miliardi di persone, pur nel mezzo di una crisi spaventosa, a interrogarsi sui valori profondi della democrazia, la più straordinaria conquista dell’umanità, in fondo a un cammino secolare di sangue e intolleranza. E il contributo dell’Italia berlusconiana a questo grandioso dibattito qual è? Questa miserabile trovata, volgare e razzista, senza neppure il coraggio dell’assunzione di responsabilità o la dignità di porgere le scuse.
Non bastava la sortita a caldo del ministro Gasparri, il quale, confondendo le proprie ossessioni di ex fanatico fascista con la competenza internazionale, aveva commentato “sarà contento Bin Laden”. Ci voleva pure lo strazio supplementare della “battuta” di Berlusconi, che ha ormai girato il mondo, con danno enorme per il Paese. In pochi minuti infatti la rete ha deluso la speranza residua, che non lo prendessero sul serio, come altre volte. Come siamo abituati a fare qui, rassegnati a non scandalizzarci per lo scandalo, a non chiamare fascismo il fascismo, razzismo il razzismo.
C’era stata la rincorsa provinciale ad appropriarsi di Obama. Tutti si proclamano o cercano l’Obama italiano, a destra e a sinistra. Quando in Italia un Barack Obama non avrebbe neppure il diritto di voto. I figli d’immigrati, 440 mila fra nati e cresciuti qui, non sono considerati cittadini italiani, per via del medievale ius sanguinis. Lo ricordiamo nell’ipotesi, piuttosto remota, in cui fra le centinaia di obamisti dell’ultima ora si trovasse un politico serio. Ecco l’occasione per proporre finalmente una legge civile in materia d’immigrazione.
A cominciare dal presidente del Consiglio, i cui molti cantori hanno illustrato nei giorni scorsi alle masse ammirate le straordinarie analogie fra Berlusconi e Obama. Come non scorgere, del resto, l’assoluta comunanza delle due parabole. Il figlio di un pastore kenyano che arriva alla Casa Bianca a soli 47 anni e promette di cambiare il mondo. E l’uomo più ricco d’Italia che a 72 anni, con il solo aiuto del novanta per cento dei media da lui controllati, torna a Palazzo Chigi, dopo aver cambiato i capelli. È naturale che Berlusconi abbia adottato Obama, ripromettendosi di dargli presto “buoni consigli”. Incrociamo le dita perché non avvenga, nell’interesse stesso del premier. Non si sa come la Casa Bianca potrebbe reagire a una frase del tipo: “Vieni, abbronzato, che ti spiego come non farsi processare”.
Che fare? Vergognarsi per loro, ridere, piangere. Fingiamo pure che tutto sia normale. Però quanto stringe il cuore ascoltare il nobile discorso dello sconfitto McCain: “Il popolo ha scelto. Ho avuto l’onore di salutare il nuovo presidente degli Stati Uniti. È una giornata storica”. Non si potrebbe avere un giorno un conservatore come questo a capo della destra italiana, anche di seconda mano?

Ricercatori ricercati

Centro ricerche Enea di Brasimone Venerdì scorso ho visitato il centro di ricerca Enea di Brasimone, situato tra l’altro in un’ambientazione da favola. Uscendo da lì ho provato sentimenti contrastanti. Essenzialmente posso raggrupparli sotto due insiemi: orgoglio (di essere italiano) e vergogna (di essere italiano). Questi ricercatori lavorano in condizioni di emergenza per la mancanza di fondi (non ce la fanno quasi a pagare la bolletta della luce) e, nonostante questo, riescono a far parte di importanti progetti di ricerca a livello mondiale. Ad esempio il carotaggio in Antartide che, arrivando a 3.200 3.270 metri, ha permesso di capire come fosse il clima 800.000 anni fa, oppure il sistema di manutenzione remotizzata della futura centrale a fusione Eric. In particolare, i due ragazzi della ricerca in Antardide Antartide, ci spiegavano come fossero riusciti ad abbassare il costo della sonda, usando componenti tradizionali, a soli 30.000 €. Ho chiesto se avessero dimenticato qualche zero ma non era così. Questi geni, il termine giusto è questo, riescono a costruire delle cattedrali con gli stuzzicadenti che lo stato italiano (in minuscolo) mette loro a disposizione.

Io li ho chiamati ragazzi per sentirmi un bambino, ma l’età media dei ricercatori è di 55 anni. I pochi giovani che arrivano al centro, pagati  a contratto e con cifre ridicole, stanno giusto il tempo di imparare e poi se ne vanno all’estero, passando in un colpo da ricercatori precari a ricercatori ricercati. Ho chiesto perché non provassero a trovare degli sponsor e mi è stato spiegato che non gli è permesso. Avevano trovato una azienda che poteva fornire gratuitamente il vestiario per la ricerca in Antartide (ci vanno quando qui è inverno e là estate, un’estate comunque a -30°) ma è stato vietato loro di accettarla come sponsor perché le regole non lo permettono.Nota di colore. Per visitare il centro sono partito ad orari folli, alzandomi intorno alle 5 del mattino dopo essere andato a letto alle 2 e 30. Durante il viaggio di ritorno sarei sicuramente crollato se non fosse stato per Carlo e per Valerio che, con un piacevole gioco di squadra, hanno provveduto a tenermi sveglio alla guida 😀

Addendum da parte dei carotatori: solo il sistema elettronico della sonda ha quel costo (comunque prima era 10 volte tanto); tutta la sonda di perforazione, tra componenti meccaniche e accessori vari come cavo, winch, ecc. costa molto di più.

Spreco

Television Nicola mi ha passato — come giornalmente fa 🙂 — un link ad un interessante post.

Due passaggi mi hanno colpito particolarmente.

Negli Stati Uniti ogni anno si sprecano 200.000.000.000 (duecento miliardi) di ore guardando la televisione. Si calcola che l’intero progetto Wikipedia equivalga a 100.000.000 (cento milioni) di ore pensiero. Questo vuol dire che la televisione tiene impegnate delle menti per circa 2.000 (duemila) progetti Wikipedia l’anno. Clay Shirky, l’autore del post, sostiene che questo surplus, attualmente impiegato nel nulla, possa essere un domani incanalato e sfruttato in attività più utili all’umanità. Sarebbe certamente bello, ma non sono convinto che un’ora pensiero di chi guarda una sit-com sia del tutto equivalente all’ora pensiero di chi partecipa al progetto Wikipedia. Speriamo abbia ragione Clay.

Durante una cena un amico di Clay ha raccontato come sua figlia di quattro anni, mentre guardava un DVD seduta sulle ginocchia di suo padre, improvvisamente, a metà del film, è corsa dietro lo schermo. Per un momento il padre ha pensato che stesse cercando di capire se veramente i personaggi fossero dietro la TV. Quando si è messa a rovistare tra i cavi, gli ha chiesto cosa stesse facendo. A questa domanda, la bambina ha risposto “Babbo, sto cercando il mouse!”. I bambini sanno meglio di noi che uno schermo senza un mouse è una cosa “rotta“.

Traffico

Traffico Oggi sono partito alle 8 e 25 per Segrate. La prossima volta mi devo ricordare di portare le provviste, il sacco a pelo, il telefono satellitare e qualche altro gadget del genere. Ci ho messo circa 2 ore e 15 minuti per percorrere 67 km. Sono 29,77 km all’ora di media. NON È POSSIBILE!

In passato, quando ho lavorato alla Symbolics, usavo in sequenza:

  • la macchina per andare alla stazione
  • il treno da Gazzada Schianno – Morazzone a Milano Porta Garibaldi
  • il metrò fino a Cassina de Pecchi
  • la navetta fino al Centro Direzionale Lombardo (che adesso si chiama Cassina Plaza)
  • infine facevo un pezzettino a piedi.

Totale: circa 5 ore al giorno di viaggio. Unico vantaggio: le decine (o centinaia) di libri che ho letto in quei 18 mesi (se non ricordo male).

Adesso, più di 15 anni dopo e con un lento percorso di avvicinamento in 4 o 5 tappe, lavoro a 1.850 metri da casa e vado in ufficio in bicicletta. Fanno 1.000 ore risparmiate l’anno. Per, diciamo, 30 € all’ora fanno 30.000 €. Senza calcolare le spese di viaggio e di vitto arriviamo a circa 2.500 € al mese.

Se ci mettiamo le spese di viaggio, i soldi risparmiati in lavanderia (le camicie sono nere dopo un giorno in città), la qualità della vita, io non riesco a capire come mai tutta questa gente ogni giorno vada a Milano. Non è sensato! Ma caspita, accettate uno stipendio più basso e state al vostro paesello!

Ok, ok, è vero, spesso va a finire che le 5 ore risparmiate diventano 3 ore di lavoro in più. Ma al netto sono sempre 2 ore. E sono tante!

In pensione vi domanderete come avete fatto a sprecarle… 😉

La ballata del programmatore

Fabrizio De Andrè Qualche tempo fa qualcuno mi inviò questa divertentissima ballata di Erix Colombini.

Siccome ho la fortuna di lavorare con gente in gamba, ho passato il testo a Difra che l’ha prontamente musicato.

Se l’avete ascoltata e vi è piaciuta, vi consiglio anche la mitica ballata del Grande Razzinga. Quando la sento, ancora adesso, rido per 10 minuti… 🙂

Salvare il mondo? Ma per piacere…

Bushitler Il mio amico Nicola oggi mi ha scritto un messaggio che aveva come firma questa frase di Roberto Foglietta [che non conoscevo (sia la frase che Foglietta)]:

“Fastidio e pessimismo per quelli che si svegliano la mattina pensando a salvare il mondo! Il mondo non ha bisogno di essere salvato, al peggio scatena un uragano degno di questo nome e ci spazzola via. Siamo noi che avremmo bisogno di essere salvati. In primis da noi stessi. Ognuno da sé stesso, tanto per cominciare!”

Sono TOTALMENTE d’accordo: il mondo non siamo noi, il mondo se ne frega di noi quasi quanto noi ce ne freghiamo di lui.

E ho scritto quasi solo perché qualcuno di noi del mondo sembra preoccuparsene, a differenza del viceversa.

Io amo Luttazzi

luttazzi.jpg A me Daniele Luttazzi piace. Mi è sempre piaciuto. L’ho visto un sacco di volte dal vivo. Certamente lo rivedrò in futuro. So bene che a molti non va a genio la sua comicità, la sua satira, il suo modo di far ridere. Però so anche di non essere il solo ad amarlo e so di avere tutto il diritto di vederlo in televisione, soprattutto viste le schifezze che tentano comunque di propinarci. Questo diritto mi è stato negato in passato dal famoso editto bulgaro e ora, di nuovo, da qualche ottuso dirigente di La7.

La7 è il canale che con Crozza Italia e Decameron sta occupando praticamente il 100% del tempo che dedico alla televisione. Tempo che rappresenta sì e no il 2% del totale e che è già troppo (sì, c’è anche Report e qualche speciale di Piero Angela e figlio, ma praticamente nient’altro).

Se qualcuno vuole capire uno dei motivi per cui adoro Luttazzi, oltre al fatto che mi fa letteralmente morire dal ridere, può leggere questo intervento sul suo blog. È a mio parere un esempio illuminante della sua intelligenza e della sua capacità di analisi.

Ad ogni modo ho fatto mio il modo di Daniele per sopportare questo sopruso: vi garantisco che funziona. E molto bene! 🙂

Daniele, tieni duro!

Cazzinger

uomo-vitruviano In questo momento mi trovo di fronte a due alternative: scrivere quello che penso o fare il diplomatico. Bene, ho deciso di essere diplomatico: Ratzinger ha sparato un’altra delle sue solenni cazzate. Spero tanto che gli venga una di quelle malattie curabili solo con qualche terapia genica ultra sperimentale che lo guarisca perfettamente. E poi voglio che chieda un’intervista a Odifreddi per confessargli pubblicamente che è diventato ateo o agnostico o, meglio ancora, ignostico!

Mi piace il post del mio amico Dialtone che tra l’altro mi ha fatto (ri)scoprire il sito dell’UAAR UUAR, l’unione degli atei e degli agnostici razionalisti. Leggere queste cose mi fa sentire meno solo in questa valle di lacrime… 🙂