Illusioni ottiche che ci mostrano come siamo

Oramai i video del TED sono diventati compagni fissi del mio tempo libero.

L’altro ieri sera stavo guardando questo video di Beau Lotto, quando queste due illusioni ottiche mi hanno lasciato stupefatto.

Nella prima potete osservare i due quadratini centrali delle due facce. Quello sopra sembra marrone e quello anteriore appare arancione. Ebbene, sono uguali!

In questa che segue, assolutamente incredibile, ho dovuto usare un programma di grafica per convincermi.

Guardate le facce superiori dei due cubi. In particolare i quattro quadratini blu del cubo di sinistra e i sette quadratini gialli del cubo di destra. Li avete trovati? Ok, sono esattamente dello stesso colore: un insignificante grigio!

Ah, io ho usato Gimp, voi usate quello che vi pare 🙂

Hellzapoppin

Ecco un divertente scambio di email che ho avuto oggi con una sconosciuta Patrizia:

Ciao marco ho visto che è arrivata anche a te l’email di trieste.. che fate venite ? io e eros pensavamo di si …dai venite anche voi…si fanno dei bei cappelli

Scusa? Sei sicura che io sia il Marco che conosci?

No in effetti …solo che c’era scritto circo ciccioli….

Ah, adesso ho capito tutto.

Purtroppo non potrò mai sapere quale misterioso segreto si nasconda dietro a tutto questo… 😀

La statistica raccontata come una partita di calcio


Provate a guardare questo video. Parte piano ma poi cresce alla grande (ci sono i sottotitoli in 38 lingue, italiano compreso). Alla fine non ho resistito e ho guardato tutte le sei presentazioni TED di Hans Rosling.

Per me questo tizio è un genio e ha completamente stravolto le mie credenze (perché di questo si tratta) su come funziona il mondo al giorno d’oggi.

E poi, se è piaciuto anche a voi, visitate anche questo sito: la cosa divertente è che il software e i dati sono liberi e gratuitamente scaricabili.

Bellissimo.

Chi decide dei salari dei governanti?

Seguendo un flusso di link che è partito nemmeno ricordo da dove e, passando per Franklin D. Roosevelt, è finito al XXXVII emendamento della Costituzione americana, ho scoperto che quest’ultimo dice:

No law, varying the compensation for the services of the Senators and Representatives, shall take effect, until an election of Representatives shall have intervened.

In pratica il Congresso non può decidere del proprio stipendio ma solo dei rappresentanti della successiva elezione.

Da Wikipedia:

The Twenty-seventh Amendment provides that any change in Congressional salaries may only take effect after the beginning of the next term of office for Representatives. Sometimes called the “Congressional Compensation Amendment of 1789”, the “Congressional Pay Amendment”, and the “Madison Amendment”, it was intended to serve as a restraint on the power of Congress to set its own salary—an obvious potential for conflict of interest.

La trovo un’idea geniale quanto efficace. Sarebbe bello fosse proposta da qualcuno anche in Italia.

C’è da dire che negli USA fu proposto nel 1789 e approvato solo nel 1992. Se qualcuno lo proponesse adesso al parlamento italiano, sarebbe un discreto successo approvarlo tra soli 203 anni, nel 2213… 🙂

Moschee

Se vi va, leggete questi due articoletti e trovate le differenze tra USA e Italia. Io qualcuna ne ho trovata…

Il Dio d’America (17 agosto 2010)
La moschea a Milano? (19 agosto 2010)

A futura memoria, nel caso i link non siano più validi, faccio un piccolo riassuntino.

Il Dio d’America

… Barack Obama, presidente di quel Paese, ha detto sì alla richiesta di un gruppo islamico che intende costruire una moschea nell’area di New York detta “Ground Zero”

… Il libro “Profili nel coraggio” era l’elogio dei pochi grandi leader della storia capaci di decisioni non volute dai cittadini, però necessarie e giuste. Oggi Barak Obama si è aggiunto alla breve lista di eroi della politica compilata da Kennedy. L’imprudenza politica di Obama è grande. È il rischio di perdere il favore che finora l’ha sostenuto. Ma con lui l’America fa un altro passo avanti nella Storia.

La moschea a Milano

… In effetti tutti in Comune sanno da anni del progetto in stallo per la nuova moschea a Cascina Gobba, un piano da un milione e 400mila euro di investimenti totalmente autofinanziati dalla comunità islamica più affidabile e conosciuta a Milano, che da sempre, non avendo locali idonei alla preghiera, è costretta a dirottare i fedeli sulle palestre di via Iseo e via Cambini. L’Ambrogino d’oro Mahomoud ha scelto la linea “legalitaria” e attende fiducioso che la trattativa col Comune si sblocchi.

Avete notato anche voi, qualche piccola differenza?

N(on)intendo

Ho comprato la Nintendo Wii esattamente tre anni fa.
Non mi sono mai pentito dell’acquisto e ricordo ancora la fatica che feci a convincere i miei figli che era sicuramente meglio di tutte le PS{1,2,3} e le Xbox dei loro amici. Fatica che si tramutò in soddisfazione quando dopo pochi giorni, giocando ad un gioco della Xbox a casa dei cugini, li sentii dire “ma che palle, non ci si muove nemmeno…”.

In questi tre anni la console non ci ha dato un solo problema e, d’altronde, i miei figli si sono sempre rifiutati di craccarla (devo dire in maniera abbastanza lungimirante, come vedremo più avanti). In questo modo, inoltre, si sono goduti fino alla fine i 25 giochi originali che si sono fatti regalare in questi anni (vedi foto qui sopra).

Qualche mese fa Bucci, un mio collega, mi dice che hanno trovato il modo di far girare giochi copiati senza bisogno di aprire la console. Io sono nell’animo un hacker (che è ben diverso da cracker) per cui ho voluto subito verificare la cosa. In effetti, con una chiavetta USB, qualche file scaricato dal web e un po’ di attenzione nel seguire le istruzioni, sono riuscito a installare il famigerato canale Homebrew che permette di usare copie non originali o giochi non nati per la Wii. Il primo e unico che ho provato a far girare è stato il grandissimo Quake, che mi ha riportato indietro di quasi 15 anni… Soddisfatta la mia curiosità, mi sono poi completamente dimenticato del canale Homebrew e i ragazzi hanno continuato a chiedere in regalo giochi originali.

A giugno, Federico riceve in regalo Metroid Trilogy, uno dei primi giochi su dvd dual-layer. La Wii però non lo riconosce e, diligentemente, vado a farmelo cambiare. Torno con la copia nuova e, accidenti, il problema rimane. Una rapida ricerca su web mi mostra che è un problema riconosciuto dalla Nintendo, che si offre di riparare gratuitamente le Wii che ne soffrono.

Apro la mia bella richiesta di riparazione sul sito Nintendo Italia e ricevo le istruzioni su come spedire gratuitamente via TNT point la Wii (per pura fortuna ne ho uno proprio a 100 metri dall’ufficio). Con la Wii già imballata mi torna in mente l’Homebrew channel, ma un pizzico di pigrizia e la certezza di essere fondamentalmente nel giusto, mi spinge a spedire il pacco senza riaprirlo e cancellare il canale.

Dopo qualche giorno ricevo un preventivo, assurdo, di 174 € (in quei giorni era in vendita la Wii nera a Media World per 149 €). Contatto la gentile sig.ra Luciana, mittente del preventivo, chiedendole motivo di tale richiesta.

Al che ricevo questa risposta:

Gentile cliente,
il motivo del preventivo è che nella console da lei inviata è installato l’HomeBrew Channel.
Come indicato nel manuale della console, la garanzia non copre il Prodotto qualora sia  stato aperto, modificato o riparato da soggetti diversi da Nintendo, e l’installazione dell’HomeBrew Channel è considerata come una modifica della console.

Essendo la console stata modificata, Nintendo non è in grado di intervenire sulla console stessa, in quanto non conosce l’effetto che la modifica ha avuto sul prodotto.
Tuttavia, le proponiamo di sostituirle la console al prezzo di 174 € (iva e trasporto inclusi), come indicato nel preventivo già inviatole.

Allibito, rispondo così:

Gentile signora Luciana,
come credo lei sappia, l’installazione di un software non costituisce modifica tant’è vero che potrei farmi rinviare la Wii, cancellare il software, rinviarvela e nessuna persona al mondo potrebbe dimostrare che è stata aperta, riparata e/o modificata (chieda pure ai suoi tecnici).
Onde evitare questa perdita di tempo inutile, le chiedo la cortesia di ripararla senza farmela rinviare, cancellare un software e rispedire per una seconda volta.
Inoltre potrebbe, per cortesia, farmi leggere il punto dell’EULA in cui Nintendo considera modifica l’installazione di un software senza apertura/riparazione/modifica fisica della Wii?
Cordiali saluti.
Marco Beri.

La signora Luciana mi risponde:

Gentile cliente,
come indicato nel manuale di istruzioni “Installazione” della console, la garanzia non copre “il Prodotto qualora sia stato aperto, modificato o riparato da soggetti diversi da Nintendo”, e le confermiamo che Nintendo considera l’installazione dell’HomeBrew Channel una modifica non autorizzata della console. Essendo la console stata modificata, Nintendo non è in grado di intervenire sulla console stessa, in quanto non conosce l’effetto che la modifica ha avuto sul prodotto. Tuttavia, le proponiamo di sostituirle la console al prezzo di 174 € (iva e trasporto inclusi), come indicato nel preventivo già inviatole. Le ricordiamo che, nel caso non volesse accettare il preventivo, le restituiremo la console nelle medesime condizioni in cui l’abbiamo ricevuta.
Cordiali saluti.

Quasi nello stesso momento ricevo anche un fax in cui mi si chiede se accetto o meno il preventivo.
A questo punto mi viene il dubbio che la signora Luciana sia un programma e non una persona e chiudo il dialogo:

Sig.ra Luciana,
ho già risposto via fax che non accetto il preventivo.
Distinti e distaccati saluti.
Marco Beri.

Dopo due giorni ricevo la Wii, cancello il canale Homebrew, la collego a internet, effettuo un aggiornamento del firmware, regalo la console e il gioco Metroid Trilogy al mio collega Bucci, spiegandogli quello che deve fare, se vuole sistemarla. Lui lo fa, spedisce la (adesso sua) Wii assieme al gioco alla Nintendo, che prontamente gliela ripara a rispedisce.

Tutto gratuitamente.

Quando gli ritorna riparata, lo guardo con occhi imploranti e lui, che è un brav’uomo, me la ri-regala.

Risultato finale: Nintendo 0 – Taifu 1.

L’infinito a portata di mano

Visto che hanno appena trovato (forse) un neutrino e mio figlio Alessandro ha passato indenne anche la seconda liceo scientifico (con voti in matematica che spaziano dal 3 e mezzo all’8 e mezzo, la professoressa gli ha detto “Beri, non ci facciamo mancare nessuna emozione, eh?”), mi è tornata in mente questa bella intervista a Camilleri che lessi su un numero di Le Scienze del 2007.

L’infinito a portata di mano.
di Andrea Camilleri

Con grandissimo dispiacere di mio padre, che era fisico-matematico, arrivai alla terza liceo che ancora non sapevo memorizzare le tabelline. Figuratevi se potevo affrontare la trigonometria o la fisica! La mia professoressa, rendendosi conto che ero assolutamente negato, fece con me un patto: mi avrebbe dato la promozione col sei se in tutte le altre materie scolastiche avessi avuto almeno sette. Rispettai il patto e lei lo rispettò. Fortunatamente non dovetti sostenere il terribile esame di maturità perché, nell’aprile del 1943, gli eserciti alleati erano alle porte della Sicilia, sentivamo il rombo delle cannonate su Lampedusa, e quindi fummo giudicati per scrutinio. Venni promosso e da lì a due mesi, chiamato alle armi con un anno d’anticipo, mentre gli alleati sbarcavano, sostenni il mio vero esame di maturità alla vita. Devo confessare che, col trascorrere degli anni, ho sempre più rimpianto di non essere mai riuscito a capire nulla di matematica e fisica. Ho persino tentato di leggere libri divulgativi che anche un bambino di sette anni riusciva a comprendere, niente da fare. Con l’età, ho cominciato a giudicare questa mia incapacità come una vera e propria menomazione connaturata, una malformazione di nascita, un brutto handicap che m’impediva una più ampia comprensione del mondo. La discreta conoscenza letteraria della quale sono in possesso riesce infatti solo a spiegarmi, in parte, i comportamenti umani, i loro complessi rapporti con gli altri e con la società, ma non riesce minimamente a illuminarmi su elementari fenomeni quotidiani come il sole, l’aria, la luce, la terra, il fuoco. Sono insomma un rappresentante mezzo cieco di una delle due culture, per parafrasare un titolo di Snow, che anela ormai invano a conoscere un minimo, un qualcosa, dell’altra cultura perché pensa che ne uscirebbe enormemente arricchito. Così, per rifarmi, assiduamente leggo le pagine scientifiche dei giornali e, per quel poco che riesco a capirci, m’entusiamo ad ogni nuova scoperta, a ogni nuova avventura scientifica. Sono come un tifoso che esulta a bordo campo ma non saprebbe calciare un pallone. Perciò la prima volta accolsi con entusiasmo l’invito a visitare i laboratori del Gran Sasso. Ci entrai, lo confesso, con un certo batticuore che si accentuò non appena mi resi conto della vastità incredibile di quei laboratori sotterranei. La prima impressione che ne ebbi fu quella di vedere tre enormi cattedrali viventi messe l’una accanto all’altra. Io, che non sono credente, ne ebbi come un senso di religiosità laica. Tanto che, fumatore accanito come sono, spontaneamente, per rispetto, mi passò la voglia d’infilarmi una sigaretta in bocca, non avevo bisogno d’obbedire ai grandi cartelli sui quali c’era scritto ch’era vietato fumare. Mentre mi parlavano delle ricerche in corso, tra le quali una che avrebbe spedito dei neutrini da Ginevra, io mi incantavo dietro agli stupendi nomi coi quali venivano designate le varie ricerche, nomi certamente attinenti alle diverse specificità, ma che mi aprivano la fantasia, me la liberavano, mi trasformavano le grandi apparecchiature in immense suggestioni in grado di trasportarmi in un fantastico viaggio verso il Sole e le stelle, assai più che delle comuni astronavi. Da lì a poco mi trovai commosso fino alle lacrime. Fu quando mi venne spiegata l’importanza fondamentale di una certa quantità di piombo ritrovata in una nave romana affondata oltre duemila anni fa: quell’antico piombo aveva permesso di studiare meglio i neutrini. In quel momento compresi che dentro quel laboratorio era il tempo stesso a concretizzarsi, a rappresentarsi interamente nel suo passato, nel suo presente e nel suo futuro.

Ci sono tornato una seconda volta, mi hanno fatto vedere la gigantesca apparecchiatura per la ricerca dei neutrini ormai in pieno corso, ancora una volta non ho avuto nessuna voglia di fumare. Mi sono ripromesso di tornarci almeno una terza volta. Perché? Perché mai come lì, sottoterra, in un ambiente chiuso, ho provato la sensazione vertiginosa di avere l’infinito a portata di mano.

Tafazzi terrore degli spazi

Senza scendere in ardite analisi politiche, ma c’è davvero da essere così contenti di avere come consiglieri regionali il figlio di Bossi, bocciato due (o tre?) volte alla maturità, e l’igienista dentale di Berlusconi?

Mah…

Siamo tutti un po’ Tafazzi.

6 settembre 2006

Visto il discreto successo del pezzo sulla neve, replico con una altrettanto spassosa vicenda di qualche anno fa. Ne ho diverse di storie del genere in “saccoccia”… 🙂

 

7 settembre, 2006

 

 

Ieri ero a Torino tutto il giorno. Avevo, tra l’altro, una riunione fissata per le 17 e quindi già mi immaginavo l’orario di ritorno. Per fortuna tutti erano presenti già alle 16 e 30 per cui abbiamo iniziato prima e alle 17 e 45 tutto era già finito. “Che fortuna,” – ho pensato – “stasera non torno tardi”. Mi incammino verso l’auto ed ecco la sfiga: la ruota posteriore sinistra è bucata. Va beh, guardo la ruota per qualche secondo nella speranza che tutto si sistemi da solo ma niente da fare… rimane sgonfia.

Realizzo che devo cambiarla. Allora comincio la prima avventura: alla ricerca della gomma! Bagagliaio: niente. Cofano: niente. Pianale del bagagliaio: niente. Alla fine mi getto a terra piangendo e la vedo: appesa sotto l’auto… evviva!

Seconda avventura: alla ricerca di come si stacca la ruota! Provo a toccare le viti, i ganci, i ferri che la tengono su ma non ottengo niente, anzi no, qualcosa ottengo: sporco i pantaloni, la maglietta e mi riempio di polvere nera fino ai gomiti. Alla fine cedo e prendo il libretto delle istruzioni e leggo: “per sbloccare la gomma svitare la vite situata nel bagagliaio sotto il tappetino usando la chiave che troverete nell’attrezzatura”.

Terza avventura: alla ricerca dell’attrezzatura! Dov’è l’attrezzattura? Altro paragrafo: “l’attrezzatura è situata nel vano portaoggetti nel pianale dietro il sedile anteriore destro”. Guardo dietro il sedile e non trovo una mazza… oh cazzo… cerco negli altri sedili, magari avranno stampato male… niente. Allora riprendo il paragrafo e leggo parola per parola e mi fermo su “pianale”. Il pianale da che mondo e mondo è in basso. Provo ad alzare il tappetino dietro al sedile anteriore destro e, magia!, c’è una botola. La apro: ecco l’attrezzatura!

Quarta avventura: allo svitamento della vite! La vite è una cazzo di vite lunga venti centimetri che va svitata fino in fondo con la chiave perché a mano non si riesce. Che bello! Otto minuti di sana ginnastica e alla fine sento un clang della ruota che cade.

Quinta avventura: all’innalzamento dell’auto! A questo punto, preso da furore mistico, decido che è ora di finire tutto in pochi minuti perché ne ho avuto abbastanza. Metto la zeppa davanti alla ruota posteriore destra. Metto la retro e tiro il freno a mano. Tolgo il copricerchione. Smollo i bulloni. Metto il cric e inizio ad alzare l’auto. Dopo poco mi accorgo che l’asfalto (complici i 29 gradi) sta cedendo e la macchina non mi sembra troppo stabile. Interrompo l’innalzamento e inizio la discesa per rifarla dopo aver messo un asse o qualcosa di solido sotto il cric. A metà discesa si spacca la manovella del cric e mi abrado due dita sull’asfalto. Guardo il cric rotto nella speranza di svegliarmi da un sogno ma niente… rimane rotto… sono oramai le sei e trenta passate… sono a Torino con la macchina sollevata e il cric incastrato sotto di essa. Potrebbe andare peggio? Certo! Si mette a diluviare… al che comincio a ridere come un folle sudato fradicio come una vacca, sporco come un maiale, con due dita sanguinanti…

Mi guardo in giro e a distanza di trenta metri vedo una carrozzeria. Vado dentro e chiedo piangente un cric che mi viene prontamente dato da un ragazzo impietosito che viene con me. Il santo alza l’auto e io, in un minuto termino la sostituzione. Do dieci euro al tizio che mi fa anche lavare le mani.

Butto dentro tutto nel bagagliaio e ritorno a casa. Totale: 50 minuti per cambiare una gomma di cui 5 di sostituzione vera e propria e 45 di sfiga allo stato puro…

Che bella giornata di sport… 🙂

La neve

Ieri è stata una splendida giornata. Quasi. Diciamo che lo è stata per il 95%.

Parto da casa verso le 11 per andare a trovare Piergiuliano a Lecco, visto che per pochi giorni starà in Italia (vive in Canada). Gli 80 chilometri di strada sono incredibilmente sgombri (anche la A4!) e arrivo dopo mezzogiorno. Segue una piacevolissima visita con tanto di pranzo, Sonia è molto gentile e comprensiva con chi sta facendo consumare, assieme ad Antonio, tutto il tempo libero del marito. I figli Andrea e Massimo mi riportano indietro di una decina di anni, quando giocavo e facevo gli stessi scherzi con Alessandro e Federico.

Dopo le 4 di pomeriggio, visto che la neve cade copiosa, decido di ripartire e, non appena imbocco la prima strada provinciale capisco che mi aspetta un lungo viaggio…

L’umore è ottimo, la neve mi piace molto, l’auto ha il serbatoio pieno e gli pneumatici giusti, non ho fretta e nessun impegno in vista (la partita di basket della sera è rimandata proprio per il cattivo tempo). Dopo circa 90 minuti ho già percorso 5 chilometri, letto una cinquantina di mail e fatto due o tre telefonate di lavoro.

Verso le 18 e 30, con altri 5 chilometri alle spalle, mi fermo ad un distributore di benzina (esaurito) con tanto di bar annesso. Panino al tonno, diet coke, caffè e riparto.

Verso le 21 arrivo alla periferia di Milano. Le autostrade sono completamente intasate per cui decido di impostare sul navigatore “il percorso più breve” e mi diverto ad attraversare vicoli e stradine piene di neve.

Verso le 22 decido, dopo che il mio amico Bucci mi avvisa delle autostrade sgombre, di lasciare i vicoli e rimposto “il percorso più veloce”.

Sono dalle parti di Novate e vedo che sto per imboccare la Milano – Meda da questa rampa. Ne percorro un po’ ma mi viene il dubbio che Meda non sia la direzione che voglio prendere e, mentre sono al telefono sempre con Bucci, visto che non c’è anima viva in giro, faccio retromarcia per una ventina di metri.

Scopro così che dove sembra esserci della neve c’è il fossato che bene si vede nella foto… e le due ruote di destra vi scivolano dentro. Nel tentativo di uscire la macchina entra di più nel fossato e si inclina a 45° gradi. Dico qualche gentile parola al telefono, riattacco e scendo a controllare la situazione. E non è bella: nevica come non mai, fa un freddo becco, io ho un giubbottino leggero, scarpe leggere, senza guanti ne cappello (e nemmeno capelli), non si vede nessuno in giro e la luce più vicina è un distributore della benzina a qualche centinaio di metri.

Mi incammino, arrivo al distributore e leggo i nomi delle due vie dell’incrocio vicino in modo da poter dire al soccorso dell’assicurazione, che sto per chiamare, dove mi trovo. Chiamo il numero verde. 5 minuti di attesa. Parlo con un operatore gentilissimo e, mentre sto dando le ultime indicazioni il cellulare fa uno strano brusio e si spegne (l’indicatore della batteria dava il 50% di carica). In questo preciso momento mi starei guadagnando almeno un milione di anni di purgatorio, se mai dovesse esistere.

Torno all’auto, risalgo e, data la pendenza, la portiera mi si chiude sul dito. L’unghia diventa nera e io scopro che farsi male alle mani quando fa molto freddo fa guadagnare molti altri milioni di anni di purgatorio.

Metto in carica il cellulare, aspetto, richiamo il soccorso e dopo un’attesa di 12 minuti riattacco chiamando il numero estero dello stesso soccorso. Azzecco la mossa e mi risponde quasi subito un’operatrice che, controllando, mi avvisa che il suo collega aveva fatto in tempo ad avvisare un carroattrezzi che mi raggiungerà in circa 3 ore (“La situazione la vede anche lei”, “Sì, la situazione la vedo anche io”). Non posso prendermela con altri che con me stesso, torno in auto e la accendo per riscaldarmi un po’.

Passano pochi minuti e improvvisamente vedo delle luci lampeggianti di fianco a me. Scendo speranzoso e chiedo al tizio che mi fissa dal finestrino di un malandato (ma meraviglioso!) carroattrezzi: “Siete qui per me?”. “No, hai già chiamato il soccorso?”. “Sì, ma non importa, mi potete tirare fuori? Attenzione però, ho solo 20 € in tasca”.

I tre sul carroattrezzi si fissano, poi mi guardano e dicono “Ci sarà pure un bancomat qui vicino”.

Io: “Ok, ma quanto mi costa?”.

Loro: “50 €”.

Cerco meglio nel portafoglio e trovo una banconota da 50 € piegata. La prendo tremante e urlo “CE LI HO!!! Tiratemi fuori!!!”.

I tre scendono, uno mangia una mela, l’altro si pulisce i denti con un stuzzicadenti e il terzo toglie la neve da sotto l’auto per agganciarla. Mi ricordano Brad Pitt e soci in Snatch.

Tirano fuori l’auto dal fosso, io li pago, li ringrazio, torno in auto, avviso il soccorso di annullare la mia richiesta (altri 9 minuti di attesa, ma lo capisco visto il macello che vedo in giro).

Dopo un’altra ora di viaggio, arrivo a casa a mezzanotte e mezza.

Sono un uomo felice.

E se dio esistesse ma con uno spiccato sense of humour?

Dal mitico Enrico Riko Franchi:

Poi magari si scoprirà che Dio esiste ed è molto meno egocentrico di quello che pensa il nostro calcolatore. Non gli frega una mazza se hai creduto in lui e ti giudica sulla base della tua bontà.
E magari ci troviamo un “paradiso” popolato da atei che dicono “oh cazzo!” e un inferno di religiosi che cavillano sulla normetta e il comma che hanno violato in vita.
Chissà…

Mi è troppo piaciuta! 🙂

ADSM

Dopo l’ennesima triste constatazione della pochezza italiana, Davide, un mio amico di destra (sigh, nessuno è perfetto) mi ha scritto:

“Dovremmo fare un partito noi due e chiamarlo ADSM: l’Alternativo di Destra e la Sinistra che Manca”

Una legge che farei subito è vietare la lettura in televisione e la pubblicazione degli oroscopi sui giornali non del “settore” (mi fa ridere l’idea di un settore del genere). Voglio vedere se mi dicono che mancano i fondi.

Non c’entra molto con quello che succede al giorno d’oggi, ma sarebbe un segnale a questa massa di ignoranti, trogloditi, retrogradi, bolsi, ecc.

Si accettano proposte.

Il Fatto Quotidiano

Oggi era in edicola Il Fatto Quotidiano, un nuovo quotidiano che prende il nome da una trasmissione del grande Enzo Biagi.

È andato esaurito quasi all’istante (lo trovate per fortuna online in PDF). Questo fa il paio con il 13% di share che ha ottenuto l’odioso esserino in prima serata l’altro giorno, ospite di quell’altro nome di animale, e mi fa pensare che la gente senta un forte bisogno di novità nel mondo dell’informazione.

Ricordo un mio amico, di destra, che anni fa leggeva il giornale (minuscolo per forza). Siccome lavorava in una tesoreria di una banca, smise di comprarlo perché continuava a fare le scelte sbagliate giocando al ribasso (andando corto in termine tecnico), visto che a quei tempi c’era al governo Prodi e tutto secondo quella carta straccia andava male. Mi domando oggi cosa farebbe il mio amico se continuasse a leggere quella immonda schifezza (spero di essere querelato così divento famoso anche io).

Comunque allego una immagine della cosa che mi più mi piace di questo giornale.

Speriamo resistano.

U.S.A.

Sono appena tornato da una vacanza nell’ovest degli Stati Uniti. Non soffro di jet lag visto che già normalmente i miei orari sono totalmente sballati per cui ne approfitto per ricopiare quello che ho appena scritto a qualche amico che mi chiedeva come è andata.

In 11 giorni + 2 di aereo e 3.800 miglia (più di 6.100 km) percorsi su un fantastico Ford Explorer abbiamo visto:

  • Phoenix (solo di passaggio)
  • Blythe; sulla strada, di notte, sono sceso per fare pipì in una Rest Area e mentre camminavo sullo sterrato tra i cespuglietti, passando di fianco a un cartello, pensavo ridendo “adesso pesto un serpente”. Tornando sulla macchina ho letto il cartello che avevo ignorato. Visto che diceva “Danger! Venomous snakes and insects”, sono tornato con molta più attenzione all’auto. Dopo questa sosta ci siamo fermati in un fetusissimo motel di quelli che si vedono nei film americani (55$ per quattro) a Blythe
  • Los Angeles; non mi piace, visti di sfuggita il classico Hollywood sign sulla collina, il teatro cinese (quello con le impronte delle mani e dei piedi) e la walk of fame. La stella di Michael Jackson era ancora piena di fiori per il suo compleanno (mancato) il 29 di agosto
  • Santa Barbara; pranzo e visita alla spiaggia sull’oceano
  • la mitica Big Sur; fermati per vedere gli elefanti marini e il Lucia Post Office
  • Monterey; giro della bellissima 17 mile drive
  • Cupertino; pranzo alla Apple grazie ad Antonio (non siamo riusciti a vedere in mensa Steve Jobs, ma va bene lo stesso)
  • San Francisco; passaggio sul leggendario Golden Gate, discesa dai tornanti di Lombard Street, giro delle 49 miles scenic route, visita ai fantastici leoni marini del Pier 39 e pessima cena alla Cheese Factory, per fortuna con una ben migliore compagnia (Antonio, Jenny e Valentino)
  • pernottamento a Tracy; raggiunta passando sul ponte di San Mateo visto che l’Oakland bridge lo stavano tagliando come il burro proprio quella notte
  • giornata allo Yosemite Park; giro della valle e visita al Glacier Point
  • in tardo pomeriggio tappa a Mariposa Grove dove abbiamo visto delle enormi sequoie (la più grande è chiamata il Grizzly Gigante e i suoi 8 metri di diametro alla base e 63 metri di altezza sono una visione davvero mozzafiato)
  • pernottamento a Bakersfield prima di raggiungere il Grand Canyon, che non ha bisogno di presentazioni e a cui abbiamo dedicato il giorno seguente
  • dopo aver dormito a Kayenta abbiamo visitato la Monument Valley, rappresentata infinite volte in film, cartoni animati, video e quant’altro
  • visita al bel parco di Mesa Verde con imperdibile foto ai Four Corners e pernottamento a Moab
  • Arches Park con camminata avventurosissima tra il Landscape Arch e il Double Arch (dal crollo, avvenuto nel 2008, del Wall Arch il vecchio percorso è interrotto e adesso si passa su costoni con tanto di burroni ai due lati!)
  • trasferimento al Bryce Resort da dove la mattina seguente siamo partiti per la giornata a Bryce Park, altro parco che non necessita di presentazioni (e forse per questo ci ha un po’ deluso)
  • nel pomeriggio trasferimento a Kanab, chiamata anche Little Hollywood per l’incredibile numero di film western girati dalle sue parti
  • mattina seguente allo Zion park e escursione a piedi lungo il Virgin river, con l’acqua che in alcuni punti arrivava alla vita, ma che ci ha permesso di vedere alcuni dei meravigliosi Narrows
  • partenza per Las Vegas con notte passata al New York New York, incredibile albergo con tanto di Roller Coster che entra nella costruzione; casinò sino alle 3 prima di crollare nelle stanze fantastiche da 65 mq che ci hanno dato al posto di quelle che avevamo prenotato e che non avevano libere
  • mattinata seguente alla Stratosphere Tower, con Federico che ha fatto tutte e tre le attrazioni (X-Scream è allucinante ma anche Insanity non scherza!) mentre Alessandro si è accontentato del Big Shot
  • visita all’Hoover Dam e quindi allo Skywalk , passeggiata su cristallo a 1.100 metri d’altezza (solo Alessandro e Federico ci hanno camminato)
  • ritorno a Phoenix con passaggio sulla mitica Route 66 e visita al Meteor Crater

Fine.

Non male come gita on-the-road… 🙂

Fravia

Purtroppo non ho mai conosciuto Fravia, ne di persona ne digitalmente, conoscevo però molto bene il suo sito. Fravia è morto a maggio di quest’anno a 52 anni.
Dalla pagina dove racconta dell’ultima parte della sua vita, voglio citare i passi finali, scritti da lui in italiano (conosceva 6 lingue e adorava Venezia).
Vorrei avere il suo coraggio quando sarà il mio turno.

Ehi, amici!

Non fatemi mica gli stracattolici piagnotti, per cortesia.

Non bisogna mai dar troppa corda al destino, senno’ quello si monta
la testa e crede davvero di poter fare quel che più gli aggrada, il
birichino. Il che non è mai detto. Né detta è mai l’ultima parola.
Si vedrà… Chi vivrà vedrà, hahà 🙂

Se/quando la morte poi arriva, la si guarda in faccia alteri, per
farle capire che non si ha paura, come si fa da che mondo è mondo
con le pantere (e con le zanzare).
Darsi un contegno, suvvia: “Maristella, non dar troppa corda a quel
signore!”

E via, via, son cose che succedono a tutti prima o poi (con rare
eccezioni, storicamente alquanto dubbie): tout passe, tout casse,
tout lasse. E poi chissà: l’ultima frontiera? Magari è
interessante, certamente sarà assai poco banale.

Ricordate dov’eravamo prima di venire al mondo? Li’, proprio li’
torneremo, voilà. Tutto quel grigio: un posto calmo, quite cosy.
Questo, l’adesso, è solo uno starnuto tra due eternità,
probabilmente dovuto ad eccessive dosi di pepe 🙂

Immagino inoltre che dandosi un universo infinito e un tempo infinito
(se infiniti poi davvero sono) si possa comunque verificare -grazie
alla matematica delle probabilità- una qualche forma di metempsicosi
su scala plurigalattica: un lungo sonno senza sogni, e poi -zac!-
la medesima -o pressoché- composizione di neuroni ecco che si ripropone,
deus ex machina, e si va ad affrontare magari un altro round di reversing
in un’altra, differente, concomitanza d’eventi.
Grazie a dio senza ricordi (altrimenti sai che noia alla lunga), ma
sempre come alle giostre: “altro giro, altra corsa”, sperando il prossimo
giro avvenga su di un pianeta con meno imbecilli.

Nel frattempo, carpe diem! Godiamocela: beviamo e leggiamo e giochiamo e
studiamo e fotografiamo e scriviamo e cantiamo e passiamo lunghe serate
a guardar le stelle, se possibile circondati di amici ed amori.
Sempre beninteso “ridendo in faccia a monna morte ed al destino”,
come dicevano quei minchioni dei futuristi sfiorando “le onde nere
sulle torrette fiere nella fitta oscurità” andandosene “pel vasto mar”
(noi anche per certi versi, ma, costretti purtroppo a svendere la nostra
amata vertue, oramai solo giocando -grazie a wine- a silent hunter III
con i brin nella variante “mediterranean” 🙂

Ma ogniqualvolta possibile è meglio abbandonare i pallidi schermi ed
uscire: assapporiamo i crepuscoli a spasso per i centri storici con le
nostre compagne, facciamoci accarezzare dal vento e dal sole sulle spiagge,
cerchiamo conchiglie con i nostri figli. Ce ne sono di bellissime.

fravia+, (march 2009)

Il castello di Kafka

In queste ultime settimane ho dovuto richiedere quattro passaporti per me e per la famiglia oltre che rifare la mia patente con annessa richiesta di rilascio di patente internazionale.
Ho fatto un calcolo approssimativo e, tra municipio, ufficio postale, questura, motorizzazione civile ho dovuto scrivere a mano il mio nome e il mio indirizzo circa quaranta (40) volte. Solo ventiquattro per gli otto bollettini postali che ho dovuto compilare e pagare (quattro per i passaporti e quattro per la patente).
Tralascio il numero di moduli pieni delle stesse informazioni, delle ore passate in coda, del tempo per recuperare le informazioni necessarie (per fortuna ho trovato sempre persone disponibili, anche se ho il sospetto che quando questo non accade spesso è colpa nostra).

Morale: viviamo in un paese medioevale. Saremo anche stati i primi a considerare valida la firma digitale, solo che poi invece di portare fino in fondo le nostre buone idee, ci impantaniamo nelle solite pastoie burocratiche.

Mi piacerebbe vivere in un paese dove tu giri con la carta di identità (magari che riconosce la tua impronta digitale) e con quella fai tutto: prelevi i soldi, fai un abbonamento ferroviario, carichi come servizio il bancomat per quella banca o la carta sconti per quel supermercato. E via dicendo.

Tutti questi servizi sarebbero replicati su un fantomatico server della pubblica amministrazione, così quando devi richiedere il passaporto fai tutto online, tanto la verifica tra carta di identità e persona la fanno già all’aeroporto i poliziotti.

Se smarrisci la carta di identità blocchi tutto in un colpo solo e in un colpo solo ne richiedi una nuova. Adesso se perdi o ti fregano il portafoglio paghi così tanto tempo e soldi in telefonate per bloccare tutto che quasi quasi ti conviene non fare nulla, sperando nel buon cuore del ladro.

Ok, ci sono tante altre cose che in Italia dovrebbero cambiare e migliorare, ma questo è il solito benaltrismo che oggi mi fa un baffo.

Clemente

Ieri sera ero a cena da mia sorella Rita con mio fratello Mauro. Sul finire, non so come ci siamo arrivati, lui mi fa: “Sai che Mastella ha dato alla radio il suo numero di cellulare?”.

Al che io, incredulo, gli rispondo: “See.. figurati, dai dammelo che gli mando un SMS”.

Questo il testo del mio… ehm… simpatico messaggio: “Caro Clemente, mi conti tra quelli che vorrebbero che lei non fosse mai nato. Cordiali saluti. Marco Beri.”.

Non mi sono mai piaciute le critiche anonime per cui, pur essendoci andato giù pesante, mi sono firmato. Anche se, lo ammetto, non credevo certo che il numero fosse valido.

Ad ogni modo finisce la cena e, mentre stiamo uscendo, squilla il mio cellulare. Guardo il numero che non riconosco e, colto da un dubbio, lo mostro a mio fratello che, ridendo come un pazzo, esclama “È lui, è lui!!!”.

Io penso a cosa fare e guardo inebetito il cellulare, che, dopo qualche squillo, smette di suonare. Non posso credere che Mastella mi abbia richiamato. Mentre me lo ripeto, mi arriva un SMS che mi avvisa di un messaggio in segreteria. Eccolo.

Clemente, lo ammetto pubblicamente, continuerò a non votarti, però, invece che pensare che sarebbe stato meglio non nascessi, da ora penserò solo che sarebbe stato meglio che non fossi entrato in politica e magari avessi fatto lo showman alla Fiorello. Un cordiale (questa volta non ironico e sinceramente divertito) saluto.

Che dire, bisogna saper perdere 🙂

Addendum: stamattina, dopo un mio SMS che lo avvisava di questo post, ha richiamato e stavolta ho risposto. Tengo per me i 5 minuti di cordiale chiaccherata. Confermo l’impressione di una persona assai in gamba nel gestire i rapporti personali. Ma non lo voto lo stesso 😉

Il prigioniero

Avevo 10 anni e in tv, su Rai2, davano la serie del Prigioniero. Ricordo che era una serie bellissima e, incredibile pensarlo oggi, lunga solo 17 episodi. Altre cose mi tornano alla mente a quei tempi, stiamo parlando della prima metà degli anni ’70, in cui esistevano solo Rai1 e Rai2, di primo pomeriggio non c’era nessun programma tranne le prove tecniche di trasmissione, quando iniziava un programma sull’altro canale, ti veniva segnalato con un triangolino in basso così potevi girare senza perderti nulla. Fantastico vero? La vera televisione di servizio.

Il protagonista era Patrick McGoohan, scomparso questo gennaio. I pochi che si ricordano quella serie forse non sanno che ne era anche il suo ideatore e di diverse puntate perfino il regista. Tanti invece se lo ricorderanno come il direttore di Alcatraz, con l’evaso Clint Eastwood, oppure come King Edward in Braveheart.

Ma torno a palla, quando da piccolo non mi perdevo nessuna puntata di questa fantastica serie. Proprio all’ultima puntata, però, uno sciopero annullò la messa in onda. A quei tempi funzionava così e la puntata non fu più rimandata in onda. Ricordo ancora la frustrazione che mi ha segnato per tutta la gioventù, probabilmente ho iniziato allora a perdere i capelli 🙂

Qualche anno fa, però, miracolo!, la serie fu rimasterizzata su dvd e venduta da Amazon in un bel cofanetto. Non me la sono fatta sfuggire, ovviamente.

Ma l’ultima puntata? Non l’ho ancora vista, dopo oramai 35 anni. La tengo lì, in bella vista, come un sommelier terrebbe una pregiata bottiglia di vino da bere solo in un momento giusto.

Avete un buon consiglio per un libro?

Un buon consiglio per un libro è merce preziosissima. Ammettiamo di vivere 90 anni (perché porsi un limite direte? solo per amor di discussione), di essere fortissimi lettori per 50 anni della nostra vita, lettori da un libro a settimana. Fanno 2.500 libri. Una vera miseria…
Per questo motivo è essenziale imparare a scegliere bene, a fidarsi delle persone giuste e, soprattutto, smettere di leggere un libro che non ci piace.
Quest’ultimo è uno dei dieci diritti del lettore, come li ha elencati il grande Daniel Pennac nel suo bellissimo (per me) saggio “Come un romanzo”:

  1. Il diritto di non leggere
  2. Il diritto di saltare le pagine
  3. Il diritto di non finire il libro
  4. Il diritto di rileggere
  5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
  6. Il diritto al bovarismo
  7. Il diritto di leggere ovunque
  8. Il diritto di spizzicare
  9. Il diritto di leggere ad alta voce
  10. Il diritto di tacere

Se avete qualche buon consiglio per me, vi ringrazio in anticipo (in fondo io ve ne ho dati indirettamente un paio proprio qui).
Ah, il fatto che abbia 58 libri ancora da leggere sulla mia libreria, è un dettaglio trascurabile.
Ri-ah, i libri ancora da leggere li riconosco subito perché sono quelli in orizzontale sui ripiani 🙂

La macchina fotografica dei miei sogni

5 megapixel? 10 megapixel? 100 megapixel? NO! La macchina fotografica dei miei sogni ha solo 0.000016 megapixel e 4 toni di grigio. Qui di fianco siamo io e Lucia, mia moglie. Belli vero?

Le foto che fa non sono eccelse ma ha un grandissimo vantaggio: può contenere ogni singola foto passata, presente e futura che possa mai essere stata scattata.

Cercando bene si può trovare la foto dell’assassino di John Kennedy mentre sta per sparare oppure quella di Leonardo Da Vinci mentre dipinge la Gioconda.

O anche la foto del giorno in cui Odifreddi prenderà il Nobel per la guerra alle scemenze (la macchina fa anche tutte le possibili foto di tutti i possibili universi).

Voi che foto cerchereste?

Non c’è fine al peggio…

Eluana potrebbe fare dei figli

Silvio Berlusconi

Una scelta coraggiosa

Vaticano

Ma le parole in questo schifo di paese hanno un significato? Ma è possibile che una persona possa dire questa bestialità senza che nulla succeda?

So bene che l’unico scopo di quell’inqualificabile individuo è spostare l’attenzione e tutti noi ci caschiamo, anche chi come me s’arrabbia.

Ma è più forte di me.

L’unica mia consolazione è che quest’uomo passerà alla storia per quello che è.

Ah, se dovesse diventare presidente della repubblica, me ne vado, porto via moglie e figli in attesa della sua morte (ha più di settant’anni, la natura farà il suo corso prima o poi).

Quello che in TV non hanno detto…

Falcone e Borsellino

Grazie Andrea.

L’intervento di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, a Piazza Farnese

“Grazie a tutti.
Ringrazio soprattutto quei tanti ragazzi, quelle tante persone che ho incontrato oggi qui e che vengono da tutte le parti d’Italia. Sono quei ragazzi che incontro quando vado in giro per l’Italia a gridare la mia rabbia e a cercare di suscitare nella gente quella indignazione che ritengo che tutti dovrebbero avere nel vedere il baratro nel quale stanno facendo precipitare il nostro Paese.
Vedete, ieri Sonia Alfano mi ha telefonato e mi ha detto: “Dobbiamo proiettare un video nel quale si vedranno delle immagini crude, delle immagini della strage di Paolo”.

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