Matematica

 

A me la matematica piace parecchio. Mi da un’intima soddisfazione risolvere un problema. Anche per questo motivo credo che cercherò, finché riesco, di partecipare ai Giochi Matematici (peccato io li abbia scoperti solo due anni fa).

L’anno scorso, dopo aver strappato il secondo posto a Varese, sono andato maluccio alle finali a Milano. Quest’anno invece, sono andato peggio a Varese (solo quarto) ma ho raggiunto il decimo posto nazionale!

Ok, lo so, lo so: questo in inglese si chiama bragging (fare lo spaccone! 🙂 ).

Per quelli come me che si divertono con i problemi, ecco i testi della gara. La mia categoria, quella dei più vecchi, è la GP (va dal secondo anno di università fino ai 99 anni e oltre) e doveva risolvere in due ore e mezzo i problemi dal 9 al 20.  Attenzione: i problemi 10 e 20 hanno due soluzioni, il problema 12 ne ha 4 (vanno trovate tutte). Se vi interessano le soluzioni, scrivetemi 😉

Kafka mi fa una pippa

Premessa: in questo post non c’è nessuna esagerazione, è tutto vero.

Qualche giorno fa Antonio, un amico che vive in Canada, mi chiede il piacere di inviargli un certificato di nascita che, a quanto pare, ultimamente si può far emettere e ritirare in un ufficio postale col servizio Sportello Amico. Io nemmeno lo sapevo e Antonio mi dice che lo Sportello Amico più vicino è proprio nel mio paese, Azzate. Una volta ritirato il certificato glielo devo spedire tramite corriere perché gli serve riceverlo entro il 16 maggio per questioni riguardanti la cittadinanza canadese. Non c’è molto tempo per cui mi metto subito all’opera verificando con i vari spedizionieri cosa sia possibile fare. Dopo un tot di ricerche su internet e qualche telefonata mi convinco come i margini siano strettissimi e non ci sia da perdere nemmeno un giorno.

Conosco i miei polli e mi pare strano che l’ufficio postale di un paesino, tra l’altro rinomato tra noi cittadini per la squisita cortesia degli addetti che spesso ti spingono a fare chilometri in più pur di non vederli in faccia, abbia un servizio così avanzato. Torno su internet e solo dopo molti tentativi riesco a scoprire che lo Sportello Amico più vicino è in realtà a Varese. Ovviamente il giorno seguente, l’8 maggio, è San Vittore la festa patronale (il fatto che sia pastafariano e dei santi io me ne freghi non è rilevante) per cui niente Varese. Passo quindi al secondo in lista: Gallarate. Essendo notte fonda aggiorno Antonio sulla situazione e vado a nanna.

La mattina seguente di buon ora mi presento allo sportello di Gallarate e, dopo aver fatto la mia bella coda, vengo a scoprire che in realtà solo pochissimi Sportelli Amici hanno attivo questo servizio avanzato di rilascio certificati. La mia faccia convince l’addetto a chiamare il direttore che, molto gentilmente, mi fa avere la lista degli stessi: Brescia, Firenze, Perugia, Roma, Viterbo, Milano e qualche altro che adesso mi sfugge. Uscito dall’ufficio postale ho chiamato il servizio di informazioni telefonico delle poste per avere almeno la certezza di poter fare quello che mi serviva. Dal cellulare è però possibile fare solo un numero a pagamento. Lo faccio comunque e dopo alcuni minuti di attesa (chissà se gratis o meno) un messaggio registrato mi avvisa che il servizio di informazioni non è attivo. Torno in ufficio e provo col numero verde chiamando dal fisso. Altri 10 minuti di attesa. Un essere umano che risponde finalmente mi conferma che ci sono ben 4 sportelli a Milano dove posso far emettere e ritirare il certificato.

Non posso andare a Milano fino a giovedì 10 per cui avviso Antonio e cerco, trovandolo, uno spedizioniere che mi permetta di inviare tutto direttamente la mattina del 10 da Milano. Devo però fare il tutto entro le 12 e 15, ultima ora di pick-up della busta da inviare. Onde evitare altre sorprese, chiamo direttamente l’ufficio postale dove mi spiegano che sì, possono farlo, basta avere il codice fiscale della persona per cui si deve richiedere il certificato.

Arriva il giorno fatidico, giovedì. Mi alzo all’alba per prendere il treno in tempo per essere allo sportello il prima possibile. Alla stazione di partenza c’è solo la biglietteria automatica. Digito la destinazione, costo 5.15 €. Inserisco 5.20 €. Me li butta fuori e mi dice “Inserire meno denaro”. Leggo il video e un messaggio mi dice “Resto massimo 9.90 €”. A casa mia 5 centesimi sono meno di 9.90 €. Ok, si vede che la macchina non ha monetine da 5 centesimi. Salgo sul treno e faccio il biglietto, ovviamente senza sovrapprezzo, col controllore. Per far questo devi essere tu a cercare il controllore e a chiederlo, altrimenti sono circa 53 € di multa. L’ho scoperto qualche mese fa, ma questa è un’altra storia.

Arrivo una mezz’ora dopo l’apertura ed è già bello pieno. Prendo il biglietto e mentre aspetto mi rivolgo ad una addetta ad un servizio dove non c’era nessuno in coda per essere certo di aver preso il biglietto giusto (le opzioni erano tre e nessuna parlava di Sportello Amico o rilascio certificati).

Questo è il dialogo che segue tra me e la signora:

Io: “Buongiorno, devo richiedere un certificato di nascita, la fila P è quella giusta?”.
Lei: “Mi spiace non facciamo certificati”.
Io: “Ma come! Ho chiamato ieri!”.
Lei: “Mi spiace non abbiamo la linea”.
Io: “Ma io ho chiamato proprio questo ufficio e mi è stato detto che potevo richiederli!”.
Lei: “Mi spiace da due mesi non abbiamo la linea col comune”.
Io (con tono calmo ma alla Hannibal Lecter): “Ok, adesso lei mi dice con esattezza chi risponde al telefono in questo ufficio”.
Lei (leggermente intimidita): “Aspetti un attimo… ” – (poi a voce alta) – “.. Ma scusate è tornata la linea col comune?”.
Qualcuno degli altri addetti: “Sì!”.
Lei: “Ah, ok, allora la fila P va bene”.
Io: “Bene, grazie”.

Senza parole…

Va beh, mi metto quindi in attesa e dopo una mezz’oretta tocca a me. Mi avvicino all’addetta e le spiego velocemente il tutto. Lei mi da un modulo da compilare. Lo compilo. Torno allo sportello e la signora comincia a digitare pazientemente i dati sulla tastiera del suo terminale. Dopo un po’ esclama “Signore, mi dice codice fiscale non valido”. Io glielo rileggo facendo lo spelling. Lei lo ridigita. Nisba. Lei: “Mi scusi, ma risiede a Milano la persona?” Allora le dico “No, se deve avere la cittadinanza canadese e manda un amico a ritirare il certificato è assai probabile che risieda in Canada”. Lei: “Ah, giusto, ma dove è nato?”. Io: “A Roma”. Lei: “Ah, no, allora non si può fare!”. Io le dico paziente (ma con la voce di prima, quella di Hannibal): “Guardi, il vostro numero verde l’altro ieri mi ha detto che invece lo posso proprio fare”. Lei allora si accorge che uno dei dati della schermata è Regione e una delle voci è Lazio. Tutta fiduciosa sceglie Lazio, inserisce nuovamente tutto e… “Mi scusi ma mi da ERRORE GENERICO APPLICATIVO”. Io ho la faccia di uno che non ci crede. Lei gira il monitor. Io faccio una foto col cellulare e questa è la schermata dove in rosso sotto si vede il messaggio di errore.

Le faccio chiudere la finestra, riproviamo assieme poco per volta ma nisba, stesso errore… Chiedo alla signora se c’è un help desk per loro e lei mi dice che c’è ma non risponde mai e che sarebbe meglio provare ad andare direttamente in comune, alla sede dell’anagrafe in via Larga, perché “loro senz’altro sanno come fare”.

Esco sconsolato dall’ufficio postale e, prima di attraversare Milano a vuoto provo a chiamare il comune. Cerco col cellulare sul sito delle pagine bianche e non trovo nessuna sede in via Larga. Provo allora a chiamare i vari numeri, tutti dati come sede del comune di Milano:

  • 02-77031: Polizia locale di Milano
  • 02-5460475: Risponde un fax
  • 02-623631: “Attenzione, il numero selezionato è inesistente”
  • 02-89406082: “Pronto”, “Salve, è il comune?”, “No, è una scuola media, se vuole il comune deve fare il numero del centralino 02-88841”, “Grazie, buongiorno”
  • 02-88841: “Attenzione, il numero selezionato è inesistente”
  • 02-8841: “Attenzione, il numero selezionato è inesistente”
  • 02-888841: Risponde il tono di occupato.
  • 800212929: Suona a vuoto.

A questo punto cedo e, per la prima volta in vita mia e rinunciando a un proposito che mi ero fatto, chiamo l’892424. Un messaggio mi avvisa velocemente dei costi al secondo più il costo alla risposta e con 60 secondi minimo di risposta e, mentre sto facendo due conti di quanto mi costerà la telefonata, risponde una ragazza gentile che mi fa scoprire che il numero del centralino del comune di Milano è 02-0202. Bello. Facile. A saperlo…

Chiamo lo 02-0202 e chi mi risponde, dopo aver sentito la mia storia, è assolutamente certo che l’unica possibilità è andare a Roma di persona. Gli faccio notare che c’è un servizio Sportello Amico che blah blah blah. L’addetto a questo punto si fa più incerto, non conosceva il servizio e comunque mi garantisce che al comune di Milano possono rilasciare solo certificati per residenti o per persone che hanno risieduto in passato nel comune e chiude con “Provi a chiamare il comune di Roma”.

Mi faccio forza e azzardo uno 06-0606. C’azzecco! Risponde il comune di Roma. Spiego tutto per la decima volta e sì, c’è un modo: “Lei lo richiede per posta e nel giro di uno o due mesi glielo spediamo”. Rispiego per l’undicesima volta sottolineando però la parte in cui dico “mi serve entro oggi” e suggerisco “ma online non c’è modo?”. “Sì, certo, può autenticarsi al portale del comune e richiedere il tutto via web”. “Grazie, ci proverò!”.

Dopo un po’ di visite sul sito del comune di Roma scopro che l’unico modo per validarsi è essere residenti a Roma e avere un lettore di smartcard, ecc.

Rinuncio e, sconfitto, scrivo ad Antonio suggerendogli di rivolgersi a qualche sua conoscenza a Roma per provare a farsi mandare il certificato.

Mangio e poi vado con calma alla Stazione Garibaldi, il treno che dovrebbe portarmi a casa in 68 minuti (beh, sono ben 55 km di binari…) è in ritardo di 15 minuti. Arriva. Ci salgo sopra. Il ritardo cresce. A Busto Arsizio un messaggio ci avvisa che il treno interromperà la sua corsa a Gallarate. Scendo e aspetto il treno seguente. Arrivo a casa dopo circa tre ore e mezzo.

In fondo ci ho messo meno di quanto ci avrebbe messo il recordman dei 50 km di corsa marcia (il record dei 50 km di corsa è sulle 2 ore e 45 minuti 🙂 ).

Addendum

Antonio ha raccontato qui sotto il seguito della vicenda:

L’informatica nelle “squole”

Oggi mio figlio Federico mi ha chiesto una mano per completare un esercizio di informatica (frequenta la prima del Liceo Scientifico di Varese).

Non riusciva a rispondere a una domanda. Questa domanda:

Quali tra i seguenti tipi di visualizzazione di Word non esistono? (due risposte)
A) normale
B) layout web
C) layout composizione
D) struttura
E) layout lettura
F) layout anteprima

Lasciando perdere l’assoluta inutilità di una domanda del genere, la cosa ancor più assurda è che per poter rispondere uno deve possedere Microsoft Word 2003. E quindi deve avere Microsoft Windows. Certo, se uno è uno studente può averli entrambi per poco. Per poco. Ma non gratis.

Ma santoddìo noi qui a casa abbiamo Linux e Mac. E sul pc di Federico c’è Windows ma con Word 2010 (non so nemmeno come ci è arrivato). E Word 2010 ha dei menù completamente diversi.

Quindi io, laureato in informatica, non ho saputo rispondere alla domanda di informatica di un libro di prima liceo.

La rabbia mi è montata dentro in un modo così forte che ho cominciato a sfogliare il resto del libro. Un modulo è dedicato all’architettura dei computer. Uno a Windows. Uno a Word. Uno a Excel. Uno a Internet (lascio al lettore come esercizio intuire quale browser viene usato per le schermate di esempio). Uno agli algoritmi. Infine gli ultimi quattro sono dedicati a Pascal. Nel cd-rom allegato al libro c’è una versione di Dev-Pascal: un .exe per Windows.

Una perla tra tutte. In uno degli esercizi del modulo dedicato a Word si chiede allo studente:

A) Posizionati nella diapositiva numero 4
B) Aggiungi come sottotitolo il testo “Bill Gates e Windows…

Senza parole… Mi verrebbe da citare la risposta attribuita a Frank Capra quando gli chiesero un parere sulla colorazione del suo capolavoro in bianco e nero La vita è meravigliosa:

Il mio unico commento è qualsiasi parolaccia.

Di solito si evitano di fare i nomi. Quindi io farò solo i cognomi: il libro è CORSO DI INFORMATICA di Camagni e Nikolassy, Casa editrice Hoepli.

Invece di criticare e basta, sport nazionale da sempre, voglio provare a suggerire a qualcuno con un po’ di coraggio di scrivere un testo di informatica che non richieda l’uso di un prodotto proprietario a pagamento. Un libro che usi un linguaggio di programmazione più moderno e disponibile su tutte le piattaforme. Ce ne sono a iosa: Javascript, Ruby, Python (e dico per ultimo Python per non essere tacciato di partigianeria). Un libro che spieghi non cos’è, ma bensì come si scrive un editor di testi.

E se serve un po’ di divertimento, magari organizzare un torneo di Pybotwar in classe. O, meglio ancora, tra le classi. O, meglio ancora, tra le diverse scuole. E magari nella quinta classe si può arrivare a spiegare come si scrive uno snake in Javascript in 210 bytes. O un tetris in 140 bytes. Così all’università uno ha poi la speranza di capire come scrivere un buon giocatore di scacchi in meno di 5 kb.

In fondo i giochi sono sempre una molla fortissima per i ragazzi. Sicuramente più di un foglio elettronico o di un editor di testi.

Quanto mi piacerebbe che questo post arrivasse a qualcuno in grado di cambiare le cose. Se veramente siamo divisi l’uno dall’altro da sei gradi di separazione, in fondo basterebbero tre o quattro forward giusti…

Se non si punta in alto, ci si ferma in basso. O no? 😉

Beata Ignoranza

Voglio un figlio. Non desidero altro. Mia moglie e io lo stiamo aspettando da molti anni. Siamo praticamente disperati. Ma confido nel buon Dio…

Sono molto preoccupato. Adesso ho un figlio. L’ho aspettato tanto e quando finalmente è arrivato sono rimasto di sasso. È nato piccolo e gracile. I dottori dicono che è sopravvissuto per miracolo e che avrà una vita difficile e faticosa. Perché proprio a me?

Adesso ha quasi due anni, mangia poco, non parla, si muove anche meno e non da segno di miglioramenti. Passa tutto il giorno seduto sul suo seggiolone a battere le manine ritmicamente. Non sa fare altro.

Ora ha tre anni. Ha imparato solo poche parole e le ripete tutto il santo giorno: “Babbo, mamma, due, sette, uno, otto, babbo, mamma…” Non ne posso più. Sì, lo so, siamo nel 1700 e i dottori fanno miracoli, ma le speranze sono nulle. Eccolo che ricomincia… Basta con quella nenia! Eulero! Ti ho detto di stare zitto!…

Racconto scritto il 23 marzo del 1995, all’una e 51 e 53 secondi, per i miei amici di Hal BBS (grazie Bruno!).

Voi siete qui

Andy Wahrol diceva “nel futuro ognuno sarà famoso per quindici minuti”.

Bene, a quanto pare oggi è toccato a me.

Ogni tanto mi capita di ascoltare la rubrica “Voi siete di qui” di Radio 24 e, siccome di solito si sentono storie divertenti, ho inviato una delle mie. A quanto pare è piaciuta, sono stato richiamato e hanno raccontato la mia storia, con tanto di intervista in diretta (brrr….).

Siccome non so se e quanto rimarrà sul sito il podcast, me lo sono scaricato per i posteri.

Buon ascolto 🙂

Sonno vs Fame: 1-1

Nel riordinare i file sul pc ho scovato una serie di filmati divertentissimi dei miei pargoli. Questo è uno dei più divertenti in assoluto, l’ho visto 100 volte e ho riso 100 volte 🙂

Il protagonista è Alessandro e il camerawoman è Lucia che, da buona mamma, non ha resistito e dopo due minuti circa ha decretato il pareggio tra Sonno e Fame (io avrei aspettato ad oltranza!).



Stefano Lavori

A proposito della scomparsa di Steve Jobs, nel blog struckta stukhtra ho letto questo commento:

Ho ammirato i suoi giocattoli e la sua capacità di inventarli e rinnovarli. Eppure non capirò mai chi mitizza un uomo che non ambiva affatto al Nobel per la pace, né a cambiare il mondo per quello che un essere umano può intendere con “cambiare in meglio la condizione in cui si trova l’umanità di questo pianeta”. Il suo unico credo era la realizzazione dei propri desideri (giocattoli perfetti, migliaia di dipendenti, milioni di pezzi prodotti, miliardi di dollari). C’è riuscito, ha sbaragliato la concorrenza, ha avuto ragione su tutta la linea, ha costretto tutti gli altri a copiarlo, ha goduto dei propri successi, e in questo è stato bravo, anzi, bravissimo. E quindi?
Per piacere, non mitizziamo l’individualismo.

Queste frasi mi hanno colpito perché, in fondo le condivido e anche io penso che sia sbagliatissimo mitizzare qualsiasi individuo (eccetto Feynman ovviamente :-)). Proprio per questo ho riflettuto del perché, nonostante tutto, anche io sia rimasto così intristito dalla sua scomparsa.

E dopo aver riflettuto ho realizzato che mi dispiace perché non saprò mai cosa avrebbe inventato nei prossimi 20 anni…

Come mi dispiace immaginare l’enorme materiale intellettivo umano sprecato nella forma di tutti gli individui che non possono “sbocciare” appieno essendo nati in zone del mondo dove si fa fatica ad arrivare a 15 anni…

Come mi dispiace dover sparire tra un po’, più tardi possibile, senza sapere perché e per come siamo qui, e se siamo soli, e se non siamo soli chi c’è con noi…

Come mi dispiace non poter mai sapere se l’ipotesi di Riemann è vera…

Come mi dispiace perché ogni tanto bisogna dispiacersi per godere di più i momenti in cui non ti dispiace niente 😉

Adoro la crema

Dopo aver letto questo post, senz’altro riterrete il titolo un po’ fuorviante, ma tant’è 🙂

Stamattina stavo discutendo con la mia dolce metà di questa notizia, rising funeral costs: can you afford to die?, al che le ho detto “dovessi mai schiattare, ti prego, non spendere un solo euro per il funerale: niente camposanto, niente chiesa (ovviamente), cremami e spargi le ceneri sopra un campo di fragole (che tanto mi hanno dato in vita). Poi, con i soldi risparmiati, fai una bella festa dove vengono proiettate le mie facce, un paio di preghiere per il Flying Spaghetti Monster e finita lì”.

Alla sua risposta che non è possibile, che comunque morire costa un sacco, che è vietato dalla legge, ecc. ho risposto, col mio solito adorabile cipiglio, che avrei diseredato lei e i figli per non obbligarli a pagarmi il funerale e farlo così pagare al comune e via dicendo.

Insomma, una piacevolissima discussione 😀

Tornato in ufficio ho fatto qualche ricerchina sul web e ho scoperto che c’è una legge del 2001 che toglie il divieto di spargere le ceneri e che il costo della cremazione è fissato, sempre per legge, ad un massimo di 537,97 €. Inoltre diverse città applicano tariffe minori per incentivare la cremazione (a Milano 234 €, a Venezia solo 120 € e a Roma gratis!). Tra l’altro già oggi in Italia si raggiunge il 10% dei casi e in alcune città si supera il 50%.

Insomma, qui lo dichiaro pubblicamente: quando (e se) crepo, massimo 537,97 € (sempre che non riesca a spostarmi in tempo a Roma) e le mie ceneri sopra un campo di fragole.

Ah, mi raccomando: non gettatemi controvento! 😀

 

Dieci modi per riciclare i fondi del caffè

Mentre stavo bevendo un caffè dopo un giro (letterale) alla Falkirk Wheel, ho letto questa lista di 10 modi per ricilare i fondi del caffè:

  • mischiate i fondi con acqua per fornire alle vostre piante di casa un drink energizzante. Le piante hanno bisogno dei nutrienti che si trovano nei fondi di caffè, inclusi azoto e potassio, entrambi ingredienti comuni nei fertilizzanti trovati nei negozi. Usare fondi organici fornirà un ambiente più sano e felice alle vostre piante!
  • spargete i fondi sulle piante esterne;
  • spargete i fondi in cerchio intorno a un albero per allontanare le formiche;
  • usate fondi leggermente umidi su gradini e marciapiedi ghiacciati. I fondi si attaccheranno al ghiaccio, creando una superficie più sicura per camminare;
  • versate i fondi nello scarico del lavandino per raschiare gentilmente i tubi. Non fatelo se i tubi sono già ingorgati o quasi;
  • usate i fondi per pulir via il grasso e la sporcizia da griglie e pentole. Usateli bagnati o asciutti indifferentemente;
  • tenete un contenitore di fondi di caffè seccati vicino al lavandino di cucina. Usateli per togliere odori forti come pesce, aglio e cipolla dalle vostre mani;
  • bagnate la vostra faccia e strofinatela gentilmente con un cucchiaio di fondi di caffè. Questo è un modo per effettuare un leggero esfoliamento facciale;
  • usate fondi impregnati su un bastoncino di cotone per ritoccare i graffi sui mobili di casa;
  • i fondi di caffè sono una grande aggiunta per ogni compostaggio. Gettateli semplicemente nel vostro contenitore dell’umido.

Ok, se siete arrivati fino in fondo, vi meritate una foto della fantastica Falkirk Wheel 🙂

 

Mister Bean e figlio sul Raptor a Gardaland

Oggi era il compleanno di Federico e siamo andati assieme a Gardaland da soli.

Bella giornata classica, tipo padre e figlio americani…

La nuova attrazione del 2011 è Raptor, niente male davvero. I dati sono notevoli:

  • Height 33 m
  • Length 770 m
  • Max speed 90 km/h
  • Inversions 3 (Corkscrew, Zero-G Roll, Inline Twist)

Federico ha deciso che dovevamo imitare Mister Bean sulle montagne russe.

Ci siamo riusciti? 🙂

PAM

Rimbalzando qua e là, come spesso capita navigando nel web, mi sono imbattuto in questa affermazione del grandissimo fisico Paul Adrien Maurice Dirac:

I cannot understand why we idle discussing religion. If we are honest—and scientists have to be—we must admit that religion is a jumble of false assertions, with no basis in reality. The very idea of God is a product of the human imagination. It is quite understandable why primitive people, who were so much more exposed to the overpowering forces of nature than we are today, should have personified these forces in fear and trembling. But nowadays, when we understand so many natural processes, we have no need for such solutions. I can’t for the life of me see how the postulate of an Almighty God helps us in any way. What I do see is that this assumption leads to such unproductive questions as why God allows so much misery and injustice, the exploitation of the poor by the rich and all the other horrors He might have prevented. If religion is still being taught, it is by no means because its ideas still convince us, but simply because some of us want to keep the lower classes quiet. Quiet people are much easier to govern than clamorous and dissatisfied ones. They are also much easier to exploit. Religion is a kind of opium that allows a nation to lull itself into wishful dreams and so forget the injustices that are being perpetrated against the people. Hence the close alliance between those two great political forces, the State and the Church. Both need the illusion that a kindly God rewards—in heaven if not on earth—all those who have not risen up against injustice, who have done their duty quietly and uncomplainingly. That is precisely why the honest assertion that God is a mere product of the human imagination is branded as the worst of all mortal sins. [traduzione]

Si capisce subito quando una cosa l’ha detta un genio…

Giochi matematici

Un po’ di sana vanagloria non fa male a nessuno 😉

Un amico mi ha iscritto ai campionati nazionali di matematica e sono arrivato secondo nelle semifinali di Varese.

Visto che sono ventitreesimo nella classifica generale andrò a fare le finali a Milano a maggio. Vi aggiornerò sulla debacle 🙂

Addendum: ecco i testi dei problemi, la categoria GP (grande pubblico) doveva completare gli esercizi dal numero 7 al 18 in due ore.

Mia moglie ha salvato una persona (e ha salvato pure me!)

Giovedì scorso Lucia, io e nostri due figli siamo andati a cena in una pizzeria di Varese. All’uscita, verso le 22 e 30, ci avviciniamo all’auto, parcheggiata vicino a un piccolo parco poco illuminato. Mentre accendo l’auto, Lucia dice “hai visto quell’ombra nel parco? Sembra una persona distesa”. Io, dubbioso, dico: “Ma va, non c’è nulla” e avvio l’auto. Dopo pochi metri lei insiste “Guarda che mi pare proprio di aver visto una persona!”. Io, sempre scettico: “Sarà un ubriaco”. Lei: “E se poi muore assiderato?”. Io, sullo scherzoso andante: “Legge di Darwin, se l’è cercata”. Altri 100 metri e lei: “E se c’è davvero e poi muore sul serio?”.

A quel punto ho avuto un flash e mi sono visto la mattina dopo mentre leggevo sui giornali la notizia di un morto assiderato a Varese, perché inciampato in un parco e in seguito ignorato da decine di persone. Ho invertito l’auto e sono tornato indietro.

Lo ammetto, continuando a pensare che Lucia avesse visto lucciole per lanterne, riparcheggio l’auto puntando gli abbaglianti accesi verso il parco. Per la miseria, c’era veramente una persona distesa! All’apparenza un’anziano per via della testa quasi bianca. Scendo e mi avvicino cautamente e, a pochi metri, mi accorgo che in realtà è un giovane col cranio rasato, disteso a faccia in su, con le braccia allargate. Chiedo “Tutto bene?”. Nessuna risposta. Mi avvicino di più e a un paio di metri noto che, pur avendo gli occhi chiusi, non sembra dormire. Ripeto “Ehi, tutto bene?”. Ancora silenzio. Arrivo quasi a toccarlo, mi chino e mi viene un colpo: il ragazzo tiene nella mano un grosso coltello da cucina insanguinato… Urlo a Lucia “Stai indietro! Ha un coltello!” e, mentre dico queste parole, noto che ha la tuta aperta sul davanti, una pozza di sangue sulla pancia e il polso sinistro squarciato. Chiamo subito ambulanza e carabinieri. Arrivano, lo portano in ospedale, mi interrogano, torniamo a casa dopo circa un’ora.

Il giorno dopo scopro per vie traverse (maledetta legge sulla privacy!) che si è salvato, sembra mancando di poco l’aorta. Due giorni dopo, invece, per via di una lussazione all’anulare (lo sport fa bene, si sa, anche quando due falangi dell’anulare destro si sovrappongono!) vado al pronto soccorso. Alla fine della mia “riparazione” (stecca per due settimane) comincio a indagare per capire dove stia il ragazzo (maledetta legge sulla privacy! L’ho già detto?). Una quindicina di minuti in cui ripeto la storia 4 o 5 volte, strappando piccole dosi di verità ad ogni giro, mi portano alla soglia della sua camera. Vuota! Un infermiere passando mi dice “Sta cercando XXX? (maledetta legge sulla privacy!) È là, in sala d’attesa con la famiglia”. Vado in sala d’attesa e vedo il ragazzo, in piedi, con la piantana della flebo di fianco e il polso bendato, che parla con una signora e un altro paio di persone. Mi avvicino cautamente e, quando mi vedono, tutti si bloccano guardandomi. Al ché chiedo timidamente “Scusami, sei tu il ragazzo che si è fatto male giovedì?”. “Sì”. “Ah, io sono quello che ti ha trovato”. La signora, quasi certamente la madre, mi ringrazia e fa per abbracciarmi. Io la fermo dicendo “Guardi, non serve, è tutto merito di mia moglie. È stata lei a vederlo e a insistere per farmi tornare indietro”. Poi rivolto a lui “Sono venuto solo per vedere come stavi, mi fa un sacco di piacere vederti già in piedi.”. Scambiamo ancora qualche parola, ci salutiamo e, mentre mi giro per tornare a casa, lui dice “Ringrazia tua moglie”.

Sì, devo proprio ringraziare Lucia. Se non fosse stato per lei, credo che il rimorso non mi avrebbe lasciato per tutta la vita.

Non sono Marco Berry delle iene!

Ogni tanto mi capita, sopratutto nei luoghi affollati, di essere osservato. Giusto il tempo per il mio ego di gonfiarsi un pelino, quando mi ricordo che assomiglio a Marco Berry delle iene…

Questa simpatica vicenda mi perseguita da tempo.

Nel 2007 mi fotografarono con tanto di commento ironico:

L’avevamo scambiato tutti per Berry delle Iene. Si è rivelato un sosia. Parlando mi ha mostrato la sua carta d’identità (che ha in mano) e mi ha rivelato di chiamarsi Marco Beri. Oltre la beffa…

Ma “oltre la beffa” cosa?!? Se ribecco il tizio gliene dico quattro 🙂

Quest’anno (il 2010 per i posteri) ho ricevuto questo messaggio su Facciabuco (mi ero tolto ma alla fine ricevevo così tanti messaggi che mi chiedevano come mai non c’ero che ci sono tornato disattivando tutte le notifiche: si fa prima e da meno fastidio):

Visto che coi piedi dici di essere negato, noi ti crediamo sulla parola e sui piedi . Se vuoi venire a farti due partite a calciobalilla e nel frattempo salutare spaghettata , ti aspettiamo il giovedi dopo le 21 al Sanremo ’72 , i campi di calcio di fronte alle Gru. Non ti preoccupare per il Toro che neanche quest’anno saliamo , così non ci tocca subire ulteriori umiliazioni. Guarda che l’invito vale per tutti i Giovedi noi siamo li che smaltiamo il dopo partita. Saluti da Paquale.
P.S. Ti allego foto di Costa Rei , mica male col cappellino

E segue questa foto:

Ironia della sorte vuole che io sia stato a Costa Rei diverse volte in vacanza e che conosca la seconda persona da sinistra: Mauro del ristorante Chaplin.

Comunque, alla mia solita risposta “guarda che non sono Marco Berry delle iene”, ho ricevuto questa replica:

Cavolo scusa per lo sbaglio, ma dire che siete proprio uguali è banale. Però se ti fa piacere l’invito di venire a trovarci vale anche per te, mi dimenticavo di dirti che siamo a Torino. Se poi sei anche capace di tirar due calci al pallone contattami almeno fai tutta la serata con noi. Scusa per l’equivoco e buona giornata.

Peccato che erano di Torino, altrimenti una spaghettata la scroccavo volentieri 🙂

Ultima nota di colore: mi sa che Marco Berry (nato nel 1963) è bassino mentre io (nato nel 1964) sono un metro e novantaquattro.

Illusioni ottiche che ci mostrano come siamo

Oramai i video del TED sono diventati compagni fissi del mio tempo libero.

L’altro ieri sera stavo guardando questo video di Beau Lotto, quando queste due illusioni ottiche mi hanno lasciato stupefatto.

Nella prima potete osservare i due quadratini centrali delle due facce. Quello sopra sembra marrone e quello anteriore appare arancione. Ebbene, sono uguali!

In questa che segue, assolutamente incredibile, ho dovuto usare un programma di grafica per convincermi.

Guardate le facce superiori dei due cubi. In particolare i quattro quadratini blu del cubo di sinistra e i sette quadratini gialli del cubo di destra. Li avete trovati? Ok, sono esattamente dello stesso colore: un insignificante grigio!

Ah, io ho usato Gimp, voi usate quello che vi pare 🙂

Hellzapoppin

Ecco un divertente scambio di email che ho avuto oggi con una sconosciuta Patrizia:

Ciao marco ho visto che è arrivata anche a te l’email di trieste.. che fate venite ? io e eros pensavamo di si …dai venite anche voi…si fanno dei bei cappelli

Scusa? Sei sicura che io sia il Marco che conosci?

No in effetti …solo che c’era scritto circo ciccioli….

Ah, adesso ho capito tutto.

Purtroppo non potrò mai sapere quale misterioso segreto si nasconda dietro a tutto questo… 😀