Nel riordinare i file sul pc ho scovato una serie di filmati divertentissimi dei miei pargoli. Questo è uno dei più divertenti in assoluto, l’ho visto 100 volte e ho riso 100 volte :)

Il protagonista è Alessandro e il camerawoman è Lucia che, da buona mamma, non ha resistito e dopo due minuti circa ha decretato il pareggio tra Sonno e Fame (io avrei aspettato ad oltranza!).



 

Avere uno zio appassionato di fotografia ha i suoi vantaggi :-)

Quanti possono vantare un filmino a colori del 1965?

 

Giovedì scorso Lucia, io e nostri due figli siamo andati a cena in una pizzeria di Varese. All’uscita, verso le 22 e 30, ci avviciniamo all’auto, parcheggiata vicino a un piccolo parco poco illuminato. Mentre accendo l’auto, Lucia dice “hai visto quell’ombra nel parco? Sembra una persona distesa”. Io, dubbioso, dico: “Ma va, non c’è nulla” e avvio l’auto. Dopo pochi metri lei insiste “Guarda che mi pare proprio di aver visto una persona!”. Io, sempre scettico: “Sarà un ubriaco”. Lei: “E se poi muore assiderato?”. Io, sullo scherzoso andante: “Legge di Darwin, se l’è cercata”. Altri 100 metri e lei: “E se c’è davvero e poi muore sul serio?”.

A quel punto ho avuto un flash e mi sono visto la mattina dopo mentre leggevo sui giornali la notizia di un morto assiderato a Varese, perché inciampato in un parco e in seguito ignorato da decine di persone. Ho invertito l’auto e sono tornato indietro.

Lo ammetto, continuando a pensare che Lucia avesse visto lucciole per lanterne, riparcheggio l’auto puntando gli abbaglianti accesi verso il parco. Per la miseria, c’era veramente una persona distesa! All’apparenza un’anziano per via della testa quasi bianca. Scendo e mi avvicino cautamente e, a pochi metri, mi accorgo che in realtà è un giovane col cranio rasato, disteso a faccia in su, con le braccia allargate. Chiedo “Tutto bene?”. Nessuna risposta. Mi avvicino di più e a un paio di metri noto che, pur avendo gli occhi chiusi, non sembra dormire. Ripeto “Ehi, tutto bene?”. Ancora silenzio. Arrivo quasi a toccarlo, mi chino e mi viene un colpo: il ragazzo tiene nella mano un grosso coltello da cucina insanguinato… Urlo a Lucia “Stai indietro! Ha un coltello!” e, mentre dico queste parole, noto che ha la tuta aperta sul davanti, una pozza di sangue sulla pancia e il polso sinistro squarciato. Chiamo subito ambulanza e carabinieri. Arrivano, lo portano in ospedale, mi interrogano, torniamo a casa dopo circa un’ora.

Il giorno dopo scopro per vie traverse (maledetta legge sulla privacy!) che si è salvato, sembra mancando di poco l’aorta. Due giorni dopo, invece, per via di una lussazione all’anulare (lo sport fa bene, si sa, anche quando due falangi dell’anulare destro si sovrappongono!) vado al pronto soccorso. Alla fine della mia “riparazione” (stecca per due settimane) comincio a indagare per capire dove stia il ragazzo (maledetta legge sulla privacy! L’ho già detto?). Una quindicina di minuti in cui ripeto la storia 4 o 5 volte, strappando piccole dosi di verità ad ogni giro, mi portano alla soglia della sua camera. Vuota! Un infermiere passando mi dice “Sta cercando XXX? (maledetta legge sulla privacy!) È là, in sala d’attesa con la famiglia”. Vado in sala d’attesa e vedo il ragazzo, in piedi, con la piantana della flebo di fianco e il polso bendato, che parla con una signora e un altro paio di persone. Mi avvicino cautamente e, quando mi vedono, tutti si bloccano guardandomi. Al ché chiedo timidamente “Scusami, sei tu il ragazzo che si è fatto male giovedì?”. “Sì”. “Ah, io sono quello che ti ha trovato”. La signora, quasi certamente la madre, mi ringrazia e fa per abbracciarmi. Io la fermo dicendo “Guardi, non serve, è tutto merito di mia moglie. È stata lei a vederlo e a insistere per farmi tornare indietro”. Poi rivolto a lui “Sono venuto solo per vedere come stavi, mi fa un sacco di piacere vederti già in piedi.”. Scambiamo ancora qualche parola, ci salutiamo e, mentre mi giro per tornare a casa, lui dice “Ringrazia tua moglie”.

Sì, devo proprio ringraziare Lucia. Se non fosse stato per lei, credo che il rimorso non mi avrebbe lasciato per tutta la vita.

 

Siamo appena tornati da 10 giorni in Baviera. Bellissima. La Germania ci ha conquistato.

Queste qui sotto sono le mura di Rotenburg ob der Tauber. Che fantastica cittadina! Riuscite a trovare l’intruso? (attenzione, l’immagine è grande!)

Jan 202010
 

Visto il discreto successo del pezzo sulla neve, replico con una altrettanto spassosa vicenda di qualche anno fa. Ne ho diverse di storie del genere in “saccoccia”… :-)

7 settembre, 2006

Ieri ero a Torino tutto il giorno. Avevo, tra l’altro, una riunione fissata per le 17 e quindi già mi immaginavo l’orario di ritorno. Per fortuna tutti erano presenti già alle 16 e 30 per cui abbiamo iniziato prima e alle 17 e 45 tutto era già finito. “Che fortuna,” – ho pensato – “stasera non torno tardi”. Mi incammino verso l’auto ed ecco la sfiga: la ruota posteriore sinistra è bucata. Va beh, guardo la ruota per qualche secondo nella speranza che tutto si sistemi da solo ma niente da fare… rimane sgonfia.

Realizzo che devo cambiarla. Allora comincio la prima avventura: alla ricerca della gomma! Bagagliaio: niente. Cofano: niente. Pianale del bagagliaio: niente. Alla fine mi getto a terra piangendo e la vedo: appesa sotto l’auto… evviva!

Seconda avventura: alla ricerca di come si stacca la ruota! Provo a toccare le viti, i ganci, i ferri che la tengono su ma non ottengo niente, anzi no, qualcosa ottengo: sporco i pantaloni, la maglietta e mi riempio di polvere nera fino ai gomiti. Alla fine cedo e prendo il libretto delle istruzioni e leggo: “per sbloccare la gomma svitare la vite situata nel bagagliaio sotto il tappetino usando la chiave che troverete nell’attrezzatura”.

Terza avventura: alla ricerca dell’attrezzatura! Dov’è l’attrezzattura? Altro paragrafo: “l’attrezzatura è situata nel vano portaoggetti nel pianale dietro il sedile anteriore destro”. Guardo dietro il sedile e non trovo una mazza… oh cazzo… cerco negli altri sedili, magari avranno stampato male… niente. Allora riprendo il paragrafo e leggo parola per parola e mi fermo su “pianale”. Il pianale da che mondo e mondo è in basso. Provo ad alzare il tappetino dietro al sedile anteriore destro e, magia!, c’è una botola. La apro: ecco l’attrezzatura!

Quarta avventura: allo svitamento della vite! La vite è una cazzo di vite lunga venti centimetri che va svitata fino in fondo con la chiave perché a mano non si riesce. Che bello! Otto minuti di sana ginnastica e alla fine sento un clang della ruota che cade.

Quinta avventura: all’innalzamento dell’auto! A questo punto, preso da furore mistico, decido che è ora di finire tutto in pochi minuti perché ne ho avuto abbastanza. Metto la zeppa davanti alla ruota posteriore destra. Metto la retro e tiro il freno a mano. Tolgo il copricerchione. Smollo i bulloni. Metto il cric e inizio ad alzare l’auto. Dopo poco mi accorgo che l’asfalto (complici i 29 gradi) sta cedendo e la macchina non mi sembra troppo stabile. Interrompo l’innalzamento e inizio la discesa per rifarla dopo aver messo un asse o qualcosa di solido sotto il cric. A metà discesa si spacca la manovella del cric e mi abrado due dita sull’asfalto. Guardo il cric rotto nella speranza di svegliarmi da un sogno ma niente… rimane rotto… sono oramai le sei e trenta passate… sono a Torino con la macchina sollevata e il cric incastrato sotto di essa. Potrebbe andare peggio? Certo! Si mette a diluviare… al che comincio a ridere come un folle sudato fradicio come una vacca, sporco come un maiale, con due dita sanguinanti…

Mi guardo in giro e a distanza di trenta metri vedo una carrozzeria. Vado dentro e chiedo piangente un cric che mi viene prontamente dato da un ragazzo impietosito che viene con me. Il santo alza l’auto e io, in un minuto termino la sostituzione. Do dieci euro al tizio che mi fa anche lavare le mani.

Butto dentro tutto nel bagagliaio e ritorno a casa. Totale: 50 minuti per cambiare una gomma di cui 5 di sostituzione vera e propria e 45 di sfiga allo stato puro…

Che bella giornata di sport… :-)

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